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Cronaca
IL CASO. L’urlo dei sindacati, a Torino diecimila in piazza

Incubo licenziamenti: «Se non li bloccano una bomba sociale»

Landini ammonisce il Governo: «Draghi firmi la proroga fino ad ottobre». In piazza anche gli operai ex Embraco

«Draghi proroghi subito il blocco dei licenziamenti. Basta creare fratture sociali, il lavoro merita attenzione», parole gridate dal palco di piazza Castello da Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, nella manifestazione per il lavoro intitolata “Ripartiamo insieme”, organizzata da Cgil, Cisl e Uil ieri mattina in contemporanea nelle città di Torino, Firenze e Bari. Diecimila i presenti nel capoluogo piemontese, secondo una stima dei sindacati, per difendere il mondo del lavoro e chiedere, in particolare, la proroga del blocco generalizzato dei licenziamenti che ora scadrà il 1 luglio. Vogliamo subito una proroga fino al 31 ottobre – afferma Landini -. I problemi delle aziende non si risolvono licenziando i dipendenti, per cui mi auguro che prevalga il senso di responsabilità da parte del Governo».

Il segretario Cigl ha ricordato la tragedia di Adil Belakhdim, il sindacalista morto la scorsa settimana nel comune di Biandrate, nel Novarese, investito da un camionista durante una manifestazione. «Non è accettabile – così Landini – che in un paese normale una persona che manifesta per i diritti ci rimetta la vita, ma io penso anche all’uomo che ha investito il povero Adil. Parliamo di due lavoratori, dipendenti, e adesso ci sono due famiglie distrutte».

Una riflessione, da parte del segretario Cisl, anche sul dramma della funivia del Mottarone. «Quando nella testa delle persone c’è solo il desiderio di fare profitto, avvengono tragedie come quella della funivia e questo vuol dire che siamo un paese malato». Tra le richieste delle sigle sindacali, anche la riforma degli ammortizzatori sociali e nuove politiche attive per il lavoro. Presenti in piazza Castello le delegazioni provenienti da Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia-Giulia e Trentino Alto-Adige. Sul palco allestito in piazza sono saliti sei delegati delle tre sigle sindacali presenti, rappresentanti di vari settori come l’edilizia, la medicina, i pensionati e la scuola.

Da Bari, intanto, in contemporanea parlava Pier Paolo Bombardieri, segretario generale della Uil. «Bisogna fare attenzione, ci sono crisi e situazioni che rischiano di esplodere, dobbiamo evitare – spiega – che tutto questo diventi una bomba sociale a partire dal 1 luglio». I sindacati, il rischio delle tensioni sociali lo denunciano da tempo, «ma se lo facciamo noi – prosegue Bombardieri – ci dicono che siamo dei terroristi. Invece noi abbiamo la capacità di ascoltare le persone che soffrono e che oggi vedono messo a rischio il loro futuro». Futuro a rischio come quello degli oltre 400 operai dell’ex Embraco di Riva di Chieri, che a San Giovanni avevano incontrato l’arcivescovo Nosiglia e ieri erano presenti, con una piccola ma rumorosa delegazione, in piazza Castello per manifestare. Uno di loro era a fianco di Maurizio Landini sul palco. «Il caso dell’ex Embraco è l’esempio di come non si fa politica industriale nel nostro paese», ha detto Landini. «Fare politica industriale vuol dire anche intervento pubblico nell’economia, e non lasciare che il mercato faccia quello che gli pare. Servono vincoli».

Dalla manifestazione organizzata a Firenze ha parlato Luigi Sbarra, segretario generale Cisl. «Vogliamo un confronto col Governo, a cui mandiamo un messaggio chiaro: serve un nuovo patto sociale – ha spiegato Sbarra -che rimetta al centro il lavoro, la crescita, lo sviluppo e la coesione sociale. A margine della manifestazione di piazza Castello, Francesca Re David, segretaria generale Fiom, ha invece parlato di Mirafiori e della Gigafactory di Stellantis, la fabbrica di batterie che Torino aspetta per rilanciare l’industria dell’auto in città. «Anzitutto – spiega Re David – la fabbrica deve essere assolutamente in Italia, e su questo punto vogliamo chiarezza da parte diStellantis. Secondo, Torino è la candidata ideale, anche perché a Torino è nata la prima auto elettrica prodotta in Italia. Stellantis, nell’unico incontro che abbiamo avuto al Mise, ci ha detto che l’Italia è strategica».

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