Piazza San Carlo dopo gli incidenti del 3 giugno del 2017
Cronaca
Il caos provocò il ferimento di oltre 1.500 persone e la morta di una donna

Incidenti di piazza San Carlo a Torino, inchiesta al giro di boa: lo scenario potrebbe allargarsi

Presto gli ultimi interrogatori. Per il momento gli indagati sono venti ma non è escluso che nelle prossime settimane qualcun altro sarà costretto a rivolgersi ad un avvocato difensore

Sono trascorsi sei mesi dalla terribile sera del 3 giugno quando, in piazza San Carlo a Torino, un’ondata di panico scatenò il “fuggi fuggi” generale tra la folla di tifosi assiepata davanti al maxischermo sul quale si stava proiettando la finale di Champions League tra Juve e Real Madrid. Il caos provocò il ferimento di oltre 1.500 persone (tra loro 315 hanno presentato denuncia) e la morta di una 38enne, Erika Pioletti di Domodossola. Un’altra ragazza è rimasta paralizzata a causa degli incidenti.

INCHIESTA DELLA PROCURA AL GIRO DI BOA
Su quel drammatico episodio, dai contorni ancora oscuri (non è mai stato appurato cosa provocò il panico), la procura di Torino ha avviato un’inchiesta che in questi giorni sembra essere arrivata al fatidico giro di boa. Domani, infatti, inizieranno gli ultimi interrogatori della prima tornata di accertamenti (l’agenda prevede il passaggio di una funzionaria del Comune), poi i pubblici ministeri tireranno le somme.

VENTI GLI INDAGATI: C’E’ ANCHE IL SINDACO
Per il momento gli indagati sono venti (nell’elenco compaiono la sindaca Chiara Appendino, il suo ex capo di gabinetto Paolo Giordana, il questore Angelo Sanna e il viceprefetto Roberto Dosio) anche se le persone finite sotto la “lente” dei giudici sarebbero molte di più e non è escluso che nelle prossime settimane qualche altro personaggio sarà costretto a rivolgersi ad un avvocato difensore.

SI PROCEDE PER DISASTRO, LESIONI E OMICIDIO COLPOSO
Disastro, lesioni e omicidio colposo sono i reati ipotizzati. I pm Antonio Rinaudo e Vincenzo Pacileo, insieme al procuratore capo Armando Spataro, dovranno studiare le prossime mosse alla luce delle dichiarazioni rese dagli indagati. Se nessuno ha giocato allo scaricabarile, tutti hanno tentato di circoscrivere il proprio ruolo e di giustificare il proprio comportamento.  “Abbiamo Aiutato a ricostruire i fatti”, “non sono un tecnico”, “non potevo contraddire i miei superiori”, “mi sono attenuto alle mie mansioni” sono state alcune delle risposte più gettonate.

ECCO COME SI SONO GIUSTIFICATI
Dal Comune hanno spiegato che la proiezione della finale di Champions League ha ricalcato la precedente del 2015 (ma quella volta i maxischermi erano due), gli organizzatori di Turismo Torino hanno detto che avevano poco tempo e pochi soldi, la Questura ha sottolineato che l’obiettivo principale era scongiurare attacchi terroristici esterni, la Commissione prefettizia di vigilanza ha fatto presente che impartì 19 prescrizioni.

PER LA PROCURA LA MANIFESTAZIONE ANDAVA ANNULLATA
La Procura è del parere che quella manifestazione doveva essere annullata: mancavano i requisiti essenziali di sicurezza. Troppa gente, troppe transenne, troppe omissioni. Poi i venditori abusivi circolarono indisturbati (venne fatta solo qualche multa), i varchi del parcheggio sotterraneo rimasero di fatto incustoditi, la piazza si ricoprì di bottiglie in vetro che, una volta calpestate, diventarono cocci affilatissimi e taglienti.

AL PARCO DORA TUTTO FILO’ LISCIO
Ci si chiede se l’Amiat (l’azienda di raccolta dei rifiuti) abbia svolto i compiti previsti nell’ordinanza della questura e sollecitati più volte – a sentire gli indagati – nel corso della giornata. Si stanno svolgendo accertamenti anche sulla seconda proiezione, quella allestita al Parco Dora, dove tutto filò liscio.

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

banners
Precedente
Successivo
Precedente
Successivo