incendio Demap
Cronaca
IL CASO

Incendio: stato di emergenza ambientale

Le rilevazioni dell’Arpa segnalano un peggioramento dell’aria nella zona colpita dal rogo e dalla nube

Peggiora ancora l’aria nella zona dell’incendio della “Demap” di Beinasco. I valori dei composti organici volatili rilevati ieri dall’Arpa sono quattro volte superiori al normale, in salita ancora rispetto a due giorni fa e la situazione non accenna a migliorare. Ieri notte nella zona di viale Risorgimento le strumentazioni Arpa hanno registrato il valore record di 385 parti per bilione. «I valori sono elevati e sono in incremento rispetto allo stesso orario del giorno precedente – spiega il responsabile del dipartimento di Torino di Arpa, Alberto Maffiotti -. Questo accade perché continua l’inversione termica, e questo era previsto, e perché le squadre dei vigili del fuoco stanno raffreddando il materiale bruciato nel capannone: questo genera gas che liberano nell’atmosfera. È una situazione da tenere sotto controllo perché si stanno generando sostanze che normalmente non si producono in incendi di questa entità che però vengono estinti in fretta». Le sostanze sono principalmente idrocarburi come la diossina. ll problema dell’incendio divampato alla “Demap”, infatti, è la complessità dell’intervento dei vigili del fuoco che, per il rischio crolli molto elevato, non possono lavorare dall’interno della struttura e non riescono a estinguere del tutto le fiamme, così com’era successo per la Thyssen. Il meteo ha un ruolo importante nello stabilire che cosa accadrà nelle prossime ore e purtroppo le previsioni non sono buone. «Domani (oggi petr chi legge) ci aspettiamo un ulteriore aumento dei valori perché ci sarà un aumento delle condizioni sfavorevoli al rimescolamento dell’aria. Gli inquinanti aumenteranno sull’area di Torino già di per se, indipendentemente dall’incendio». Restano attive, dunque, tutte le misure di contenimento e prevenzione disposte con le ultime riunioni del centro operativo comunale: ieri otto scuole di Beinasco sono rimaste chiuse (e lo rimarranno anche oggi, verosimilmente per l’intera settimana), il comune ha creato una zona rossa a 400 metri dai capannoni bruciati dove ogni attività è interdetta, una quindicina di persone sono state sfollate e sistemate in albergo, dove resteranno fino alla fine dell’emergenza. L’Arpa consiglia di evitare l’attività sportiva all’aperto nelle zone di Beinasco Centro e Fornaci, di indossare una mascherina all’aperto, preferibilmente Ffp2 e di tenere le finestre degli appartamenti chiuse. Il numero delle persone che si sono recate in ospedale (ma poi sono state subito dimesse), è salito a 38. Intanto, in merito al rogo, una notizia di reato è stata trasmessa in procura. Si ipotizza l’incendio colposo. Le fiamme hanno devastato impianti e stabilimento e hanno provocato una colonna di fumo alta chilometri, che nel giro di poche ore ha ricoperto il cielo di mezza provincia. I magistrati si occupano anche dei profili di inquinamento ambientale. Ieri i vigili del fuoco sono riusciti a domare pressoché tutti i focolari all’interno dell’edificio. Nelle prossime ore cominceranno quindi le analisi più accurate nell’intera area, per cercare di capire da dove sia partito il rogo e quale ne sia stata la causa scatenante. Dai primi racconti che sono stati fatti dagli operai che erano al lavoro domenica, sembrerebbe plausibile l’ipotesi di un corto circuito ad un muletto nella zona del magazzino. Sotto la lente di ingrandimento anche la situazione legata all’amianto, visto che il tetto del capannone crollato due notti fa era parzialmente composto dal pericoloso materiale.

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