zeus ti vede
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In una Torino che è «capitale del caffè». Pietro si trova senza lavoro e prospettive

Licenziato con buonuscita e tante pacche sulle spalle

Pietro entra al lavoro, come tutti i giorni, scansando i colleghi in presidio davanti all’azienda recentemente acquisita da una multinazionale del caffè. Ignora le bandiere dei sindacati, i volantini, come se non volesse vedersi riflesso in altri volti, come se non volesse vedere il proprio destino. Ma a lui non può capitare: i capi sono stati chiari, il loro contratto è blindato, strablindato. E poi lui è un commerciale, e di quelli bravi, ha appena portato a termine un grande contratto. Due matrimoni falliti alle spalle, quattro figli, un sacco di conti da pagare, si trascina in una vita sempre uguale, con le capatine alla trattoria, con un nome che tradotto dal piemontese significa «ci va del coraggio», dove «fanno credito anche agli zingari», finisce a letto con la bella collega delle risorse umane, una volta come tante, un poco amanti e un poco naufraghi. Però, un giorno, Pietro naufraga davvero: licenziato, con una buonuscita e tante pacche sulle spalle. A cinquant’anni. E a dargli il benservito è proprio la donna che era nel suo letto poche ore prima.

Per le strade di borgo Campidoglio, nella memoria dei “derby” tra la parrocchia e il circolo operaio, in una Torino che è «città del caffè» più che delle auto, Pietro vive questo spaesamento assieme a Mascia, cameriera della trattoria, con quel suo tatuaggio sulla schiena «Zeus ti vede».

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