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Cronaca
MONTAGNE DA PAURA

In tre anni 273 morti e 5mila feriti in vetta: «Troppi imprudenti»

Non c’è solo la tragedia della Marmolada. I numeri del Soccorso alpino piemontese: dal 2019 è +10% di chiamate ogni anno

Dal 2019 ad oggi, 273 persone sono morte sulle montagne piemontesi: una strage da quasi 7 lutti al mese. Senza contare che i volontari del Soccorso alpino regionale (Cnsas) sono intervenuti per assistere un totale di 4.836 escursionisti: sono dati da paura, che testimoniano gli estremi pericoli che si corrono sulle cime, soprattutto se non si prendono le giuste precauzioni.

La tragedia della Marmolada è diventata un caso a livello nazionale ma le nostre Alpi sono da sempre teatro di incidenti, evitabili o meno. Ora, a certificarlo, ci sono anche i numeri: nel 2019 il Cnsas ha soccorso 1.420 persone con 75 decessi, cifre salite rispettivamente a 1.512 e 77 l’anno dopo. Nel 2021 il dato totale è calato a 1.355 ma i morti sono saliti a quota 92. Poi, nel 2022, c’è stato una discesa a 549 soccorsi e 29 morti (dato registrato oggi, a metà anno): «È difficile analizzare l’andamento dei numeri, che dipende molto dal contesto meteorologico – riflette Luca Giaj Arcota, presidente del Soccorso alpino piemontese – All’inizio dell’anno abbiamo fatto poco perchè mancava la neve e non c’erano gli sciatori. Invece ora la montagna si sta riempiendo di gente che scappa dalla calura della città. E gli incidenti aumentano di conseguenza: tra sabato e domenica abbiamo fatto 50 interventi. Faremo il consuntivo a settembre ma penso che sarà un’estate “calda” per noi soccorritori». Un altro dato che spicca, infatti, è l’aumento costante delle chiamate nella Centrale operativa del Cnsas regionale: circa il 10% in più all’anno, con il totale salito oltre quota 2000. Significa che gli escursionisti sono più imprudenti? «Uno dei problemi è che la gente deve informarsi di più ed essere più attenta. Tanti incidenti capitano per imprudenza: riceviamo chiamate alle 19 da parte di escursionisti che raggiungono esausti la vetta e poi non riescono a scendere. Altri arrivano in montagna e ci chiedono indicazioni come se dovessero andare da via Po a piazza Castello: come fai a salire in montagna e non sapere dove devi andare o rimanere bloccato? Significa che non sei stato attento e non ti sei documentato». Questi episodi sono aumentati negli ultimi anni? «Ci sono sempre stati ma, dopo il lockdown, c’è stata una crescita esponenziale di chi voleva uscire di casa e “scappare” sulle nostre Alpi». Poi, come detto, c’è il fattore dei cambiamenti climatici: «Bisogna mettere in conto che i ghiacciai stanno fondendo, così come il permafrost che faceva da collante. Quindi possono succedere anche qui incidenti come quello della Marmolada». In concreto, come si possono prevenire gli incidenti? «Noi cerchiamo di fare prevenzione con progetti specifici ma, in generale, arriviamo sempre dopo che le persone si sono fatte male. Serve maggiore buon senso da parte degli escursionisti, che non devono “ficcarsi” in luoghi pericolosi ma scegliere percorsi alla loro portata. Ma anche una revisione dei percorsi».

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