Torinesi in Siria per combattere l'Isis: centinaia a Torino per il corteo di solidarietà
Cronaca
La precisazione

In Siria per combattere l’Isis, la procura: “Misura di sorveglianza non legata all’Ypg”

Il pm: “Per 5 di loro ci sono precedenti episodi di violenza politica”. Il 23 a Torino annunciato presidio di solidarietà per gli antagonisti coinvolti nell’inchiesta

La sorveglianza speciale per gli antagonisti che in Siria si sono uniti alle milizie curde dello Ypg “prescinde, secondo il dettato della legge, dalla natura politica del gruppo che ha operato l’addestramento” di tipo militare. E’ quanto afferma la procura di Torino in un comunicato a firma del procuratore vicario Paolo Borgna.

LA PRECISAZIONE DEL COMUNICATO
“La Procura – è il testo – precisa di non aver indagato questi cittadini italiani per il reato di “arruolamento con finalità di terrorismo anche internazionale” (art. 270 quater c.p.) ma di aver semplicemente proposto una sorveglianza su giovani che, avendo in Italia precedenti penali per reati di violenza legati a fatti politici, hanno acquisito un addestramento militare presso gruppi armati stranieri. La proposta prescinde, secondo il dettato della legge, dalla natura politica del gruppo che ha operato l’addestramento”.

IL 23 PRESIDIO DI SOLIDARIETA’
Intanto, via internet, viene annunciato un presidio di solidarietà ai cinque antagonisti per il 23 gennaio a Torino in occasione dell’udienza in tribunale. La richiesta di sorveglianza speciale è stata “avanzata – si legge – dal pubblico ministero Emanuela Pedrotta, specializzata nella sistematica persecuzione della lotta No Tav e dei militanti politici torinesi“, e “parte dall’ipotesi della pericolosità sociale dei cinque i quali, unendosi alle YPG e alle YPJ, le unità di protezione popolare impegnate nella lotta contro Isis, avrebbero imparato l’uso delle armi”.

L’ACCUSA DEI PROMOTORI DELL’INIZIATIVA
Per i promotori dell’iniziativa la ricostruzione della procura e’ “al tempo stesso sommaria e lapalissiana” oltre che “generalizzazione pericolosa che sembra minare il diritto e dovere di cronaca” visto che i cinque, con le loro corrispondenze dalla zona, hanno svolto anche attività di informazione da “uno scenario altamente mistificato nei media occidentali come quello del conflitto siriano”.

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