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Cronaca
IL BILANCIO

IN-SICUREZZA A TORINO. Gli scontri ci sono costati più della Tav

Il costo dei danni dal 2005 a oggi e gli interventi per la sicurezza sfiorano i 300 milioni di euro

Sono 289 i milioni di euro spesi per la sicurezza nei cantieri Tav fino al 2019. Altri 60/70 sono già previsti per l’autoporto di San Didero. «Un inutile sperpero di denaro pubblico, o meglio, un colossale spreco di soldi».

I COSTI MAGGIORI
Da quasi due decenni i No Tav sobillano la rivolta contro l’Alta Velocità, per loro la madre di tutti gli sciali. Eppure, proprio loro, i morigerati No Tav, sono già costati più della stessa opera. Il prezzo delle contestazioni ha già superato quello dei lavori: 146 milioni di danni a cui se ne devono sommare altri 143 di oneri di sicurezza. Gran parte dell’aggravio nasce dall’aver dovuto trasformare Chiomonte prima e ora San Didero, in due fortificazioni.

ASSALTI E FERITI
Più di 200 assalti, ha conteggiato l’Osservatorio per la Torino-Lione: mortai artigianali, bombe carta, razzi, ordigni, molotov e assedi furibondi. La dice lunga il bollettino finale: 462 feriti tra le forze dell’ordine, un migliaio di denunce e oltre 100 arresti. Lo schieramento di forze a difesa dei fortini è imponente: da 200 a 500 militari per turno: «Almeno due per operaio», calcola il presidente dell’Osservatorio Paolo Foietta. Tutto ciò mentre nei cantieri aperti sul versante francese «non c’è neppure un agente, solo qualche guardia giurata».

LO STUDIO BOCCONI
Solo da maggio 2011, a luglio 2014, sono stati spesi 36 milioni tra personale di polizia, indennità, mezzi, pasti, pernottamenti, scorte, indagini e processi. La stima è di uno studio dell’Università Bocconi curato da Lanfranco Senn. Ma altri sei anni di strenui controlli obbligano ad aggiornare il calcolo a 100 milioni di euro, «ma si tratta di una stima al ribasso», puntualizza Roberto Zucchetti, collaboratore della ricerca bocconiana.

LE RECINZIONI
Tra i costi per la sicurezza ci sono pure quelli sostenuti da Telt: recinzioni in muratura e in ferro, filo spinato speciale acquistato in Israele, control-room, sale operative, per un totale di, spiega la società, di oltre 40 milioni. Solo dal 2011 sono già stati impiegati 130 milioni, a cui vanno aggiunte le spese indirette come i mancati ricavi turistici. Sempre secondo le stime della Bocconi, fino al 2014 i mancati ricavi ammontavano a 10 milioni di euro, «ma anche negli anni successivi, c’è stata una forte ricaduta negativa», aggiunge Patrizia Ferrarini di Confcommercio di Susa.

L’AUTOSTRADA
Il saldo finale, sostengono le associazioni di categoria, è di almeno 15-18 milioni. Ad essi, poi, bisogna sommare quasi due milioni di euro relativi ai ricavi persi da Sitaf, la società che gestisce l’autostrada e che ha chiesto i danni per una trentina di blocchi dell’autostrada (l’ultimo sabato scorso) ad opera del movimento No Tav. E, infine, c’è un altro capitolo, quello dell’agricoltura. I coltivatori diretti della val di Susa denunciano danni, specie per i raccolti vitivinicoli. «Interi raccolti andati in fumo per i gas lacrimogeni o per l’impossibilità di raggiungere i fondi coltivati».

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