Alessandro Nasi, vicepresidente di Exor, con la compagna Alena Seredova
Economia
L’ANALISI

In pole Alessandro Nasi e la Christillin. E Agnelli andrà a rilanciare la Ferrari

Smentite le voci di dimissioni nell’immediato, ma ormai il presidente è «bruciato politicamente»
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Niente dimissioni, al momento, per Andrea Agnelli dalla presidenza della Juventus. Ma la sensazione è che la sua epoca al timone sia terminata, dopo lo scacco subito con la SuperLeague. Uno scacco economico pesantissimo per una società che anche ieri ha preso una scoppola in Borsa (lunedì aveva guadagnato il 18% con l’annuncio della nuova competizione, in due giorni ha poi perso oltre il 22%) e si appresta a chiudere un bilancio fortemente deficitario dal punto di vista economico: 113,7 milioni di euro di perdite nel primo semestre, 63,4 in più rispetto al precedente bilancio, conti aggravati dalla pandemia che di fatto da un anno lascia lo Stadium vuoto. L’eliminazione precoce (di nuovo) dalla Champions ha fatto il resto. Questa la ragione per cui Andrea Agnelli cercava altre entrate per la Juventus tramite il nuovo torneo.

Per farlo, concordano però in ambienti bianconeri, si è giocato tutto: dimissioni dall’Eca, l’associazione dei club europei, dal direttivo Uefa, sospetto di aver boicottato le trattative per l’ingresso dei fondi finanziari nelle proprietà delle squadre (che prevedeva la clausola di non partecipazione a manifestazioni non Uefa) e gli epiteti rovesciatigli addosso da mezza Italia calcistica (Cairo l’ha definito «un giuda» e glielo ha anche urlato contro nell’infuocata riunione di Lega). Al momento, Andrea Agnelli è «impresentabile politicamente» ed è ben difficile che possa ricucire lo strappo, per esempio, con Ceferin, che l’ha presa più che sul personale. E per quanto alla Juventus la bontà dell’immagine e la simpatia non siano mai importate, gli azionisti (Exor in testa) e gli sponsor, tutti impegnati ormai su palcoscenici internazionali, importano parecchio.

Ecco quindi la necessità di un avvicendamento, la fine di un’era segnata comunque dal rilancio di una squadra e una società devastata da Calciopoli e gestioni approssimative, con la realizzazione dello Stadium, i nove scudetti consecutivi, l’operazione Ronaldo (fallimentare, considerando che non ha portato a trionfi europei), il dominio nella lega femminile e il consolidamento del brand bianconero nell’economia.

Il primo nome che si fa per la sua sostituzione (non si sa né quando né se…) è quello del cugino Alessandro Nasi, 46 anni, laurea in economia e studi e lavoro negli Stati Uniti, attuale presidente di Comau e vicepresidente di Exor, compagno di Alena Seredova, ex moglie di Gigi Buffon. A seguire, l’idea di una promozione di Maurizio Arrivabene, ma anche l’arrivo di Alessandro Del Piero o David Trezeguet come vicepresidente al posto di Nedved e un sostituto tutto da individuare per Paratici, a campo dell’area tecnica ed economica.

Piccoli indizi e voci sussurrano anche il nome di Evelina Christillin, che è stata confermata nel board dell’Uefa e che, dopo un diplomatico “silenzio” alle nostre domande, ieri sul giornale di famiglia Agnelli prendeva le distanze dall’idea SuperLega, aggiungendo anche «io ad Andrea voglio bene, ma qui ha sbagliato». Talune fonti vedono in lei il profilo giusto per rilanciare la Juventus.

Quanto ad Andrea Agnelli, tornano di moda le voci di qualche tempo fa, per cui andrebbe alla guida della Ferrari, che avrebbe bisogno, dato il momento storico, di un rilancio come quello che lui stesso ha operato nella Juve: in comune i risultati deludenti, ma anche la scelta di nuovi nomi su cui puntare e la forza di un brand con pochi uguali nel mondo.

Una rivoluzione alle porte, dunque, per un ciclo dirigenziale che potrebbe finire assieme a quello sportivo (specialmente se la Juve non dovesse raggiungere la qualificazione in Champions)?

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