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Salute
L’ALLARME. Il NurSind in protesta in piazza Castello

In Piemonte servono altri 4mila infermieri: «Siamo allo stremo»

Deposta da una 17enne una corona di fiori per le vittime della pandemia: «Servono assunzioni, il sistema è fragile»

A un anno dalla precedente manifestazione, gli infermieri tornano a protestare in piazza Castello per chiedere: valore, dignità e sicurezza. Tre parole che identificano i problemi irrisolti della categoria, ossia: la carenza di personale e di assunzioni a tempo determinato, i ritmi stressanti a cui sono sottoposti negli ospedali e i rischi corsi ogni giorno per fronteggiare l’emergenza. «In un anno non è cambiato nulla, in Piemonte mancano all’appello 4mila infermieri in Piemonte, circa il 40% del totale, e le 2mila persone assunte a tempo determinato per far fronte alla pandemia a dicembre non lavoreranno più». Parole dure quelle di Francesco Coppolella, segretario regionale NurSind, il sindacato di categoria che ieri ha organizzato la protesta davanti alla Regione. Un centinaio gli infermieri presenti che al termine della manifestazione hanno onorato con un minuti di silenzio i colleghi scomparsi durante la lotta al Covid.

«Siamo di nuovo invisibili, continuiamo a lavorare sotto organico perché non sono state investite risorse sulla sanità e non sappiamo neppure se avremo le ferie» spiega Giuseppe Summa, segretario di Torino. Lo studio Rn4Cast che ha coinvolto l’Italia e vari altri paesi, ha evidenziato una correlazione tra il numero di infermieri e la morte dei pazienti. «La mortalità aumenta se il rapporto è superiore a un infermiere per sei pazienti. Negli ospedali piemontesi il rapporto medio è di uno a nove e in certi casi, come nelle Rsa, è stato addirittura di uno a 70» evidenzia Ortensio Scozzafava, segretario NurSind per la Città della Salute. Luca Zanotti lavora al San Giovanni Bosco e ricorda bene il tempi in cui era in prima linea per salvare vite umane: «Ero da solo e dovevo seguire dieci pazienti in attesa con il casco Cpap». «In rianimazione saremmo dovuti essere in quattro ma eravamo soltanto in due» segue a ruota Chiara Molin, del San Luigi di Orbassano. «Negli altri paesi, come Francia e Gran Bretagna – sottolinea Simone Virzì – il numero degli infermieri è doppio rispetto al nostro eppure qui non si fanno concorsi per assunzioni a tempo indeterminato». Le proteste riguardano anche gli stipendi. «Sono troppo bassi e le indennità sono ferme al 1995 – spiega Coppolella -, gli 80 euro in più al mese che ci hanno offerto sono una presa in giro». Al termine della manifestazione, Martina Fria, 17 anni, figlia di genitori infermieri, ha consegnato una corona di fiori in memoria degli “angeli” scomparsi durante la pandemia: «Voglio diventare infermiera anch’io – ha spiegato Martina – seguendo l’esempio di mamma e papà».

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