panchina donne violenza
Cronaca
8 MARZO

In Piemonte è manager solo una donna su dieci. Aumentano le violenze

Nella regione gli uomini occupati sono il 71%, le donne il 57%. Pensioni: -38% in busta rispetto ai colleghi maschi

Una donna manager su dieci. Basta questo dato per far capire che in Piemonte, come nel resto d’Italia, c’è ancora tanto da fare per raggiungere la parità di genere. Oggi è l’8 marzo, Festa della donna, ma ricorrenze a parte il gap con gli uomini è sempre alto. Nella vita quotidiana, e quindi nel lavoro e nelle retribuzioni. Secondo un’analisi di European Women on Boards, in Piemonte su 9500 dirigenti, 8mila sono uomini e 1500 donne. Quindi, il gentil sesso ha ruoli di comando solo nel 16% dei casiE siamo nel 2022. Numeri più o meno invariati rispetto a qualche anno fa. Nel 2019, secondo il Rapporto donne di Manageritalia, in Piemonte c’erano sempre 9500 manager, 8100 uomini e 1400 donne. Percentuale femminile in ruoli di responsabilità: 15%. Allargando il discorso a livello italiano «nel settore privato le donne guadagnano circa il 17% in meno rispetto agli uomini», fa sapere Cisl Torino-Canavese.

Mauro Zangola, economista torinese, prendendo spunto dal Bilancio di genere della Ragioneria dello Stato ha elaborato il Bilancio di genere sul lavoro in Piemonte. I dati sono questi: la quota rosa nel 2020 era pari al 44%, aumentata di un solo punto percentuale negli ultimi 15 anni. Sempre nel 2020, il tasso di occupazione maschile era del 71%, quello femminile del 57%. Sugli stipendi, le donne con paga bassa sono l’11%, gli uomini il 7%. Male, per le donne piemontesi, anche le pensioni: l’importo percepito è inferiore del 38% rispetto agli uomini.

Ieri, alla Cisl di via Madama, è stata inaugurato una panchina rossa, simbolo della violenza di genere. “Amore non è violenza”, il messaggio, insieme al numero antiviolenza 1522. A fianco, le bandiere del sindacato con, in mezzo, quella dell’Ucraina, paese martoriato dalla guerra. Violenza sulle donne «piaga sociale», come l’ha definita il segretario generale, Domenico Lo Bianco: «Secondo l’Oms, il 26% delle donne italiane ha detto di aver subito violenze. Ma i dati si fermano al 2019. E non tengono conto della pandemia». La municipale, nel 2009 ha attivato – prima città italiana – un centro speciale antiviolenza. Due stanze per ricevere le vittime, una dedicata ai bambini. «Nel 2021 abbiamo avuto 175 denunce. Nel 2020 siamo stati tre mesi fermi per il lockdown, poi la situazione è esplosa con 160 denunce dopo la riapertura», ha detto Loredana Borinato, ispettrice capo della municipale. Dunque, ogni due giorni una donna presenta denuncia ai vigili. Antonella Corigliano, dell’Ufficio pari opportunità di Città Metropolitana, ha ricordato l’importanza dei centri di ascolto per il disagio maschile: «Perché consentono agli uomini, che sanno di avere modi violenti, di poter chiedere aiuto». «Avremo una società migliore quando otterremo piena parità nei luoghi di lavoro, ma anche nella politica», ha detto l’assessore comunale Jacopo Rosatelli.

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