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Salute
SANITÀ. Ore di coda davanti ai centri medici privati

«In ospedale non c’è posto e dobbiamo pagare per curarci»

Le proteste dei cittadini in fila all’ingresso degli ambulatori: «Nel pubblico non si può prenotare»

La sanità post-Covid appare quanto mai in difficoltà a smaltire l’elevato numero di visite mediche sospese durante l’emergenza che si sono accumulate nei mesi. E così i cittadini, soprattutto quelli che devono sottoporsi a esami strumentali, stanno prendendo d’assalto i poliambulatori privati. Sono sempre più lunghe infatti le code di persone malate che hanno deciso di curarsi nei centri privati dati i tempi di attesa “biblici” del pubblico. «E’ una settimana che faccio il giro degli ospedali per fare un’ecografia ma mi dicono sempre che non hanno posto, così sono stata costretta a venire in un centro privato ma anche qui non hanno un buco libero fino a novembre» protesta Alda Grandi, 75 anni, una delle tante persone in coda per entrare al Larc di corso Venezia. La signora è dovuta tornare a casa accompagnata dal figlio perdendo la giornata. «Sto aspettando da ore qui davanti» si lamenta Piero Nitti in attesa della sorella entrata a fare una tac. Anche negli altri centri la situazione è pressoché la stessa. «Negli ospedali non c’è posto e non mi è restata altra scelta che prenotare privatamente – spiega Teresa Alessi, 68 anni che si è recata alla Cdc di via Sacchi per misurare la glicemia -, ci ho messo un’ora e mezza a prendere la linea ma alla fine sono passata subito». A dover pagare per sottoporsi agli esami è anche chi ne ha più diritto. «Mia madre è invalida al 90% e ha l’esenzione del ticket – spiega Stefano Corti -, ma ogni volta dobbiamo andare a fare le visite a pagamento spendendo un sacco di soldi perché in ospedale è impossibile prenotare».

La situazione, a detta di tutti, è visibilmente peggiorata negli ultimi tempi. «Prima dell’emergenza sanitaria c’era meno burocrazia e i tempi di attesa in ospedale erano minori. Adesso invece nel pubblico non c’è più possibilità di curare certe patologie e bisogna necessariamente andare nelle strutture private» sottolinea Sergio Micono, 76 anni, che si è recato al centro medico diagnostico San Pietro di Caselle per un esame: «Avrei potuto usufruire della mutua, invece ho dovuto sborsare 122 euro». Zaira Zucconelli è furente: «La Sanità fa sempre più pena, io devo fare una gastroscopia e il primo posto disponibile è a gennaio, neppure a Torino ma a Moncalieri. Mi hanno detto che se volevo sbrigarmi prima dovevo recarmi a Novara, Alessandria o Biella. Chissà perché quando vai a pagamento il posto lo trovi il giorno stesso». Anche Angela Maggio non ha avuto scelta: «Dovevo fare una visita chirurgica urgente ma il Cup continuava a rimandarmela, così l’ho fatta privatamente. Mio marito – aggiunge – sta aspettando da un anno di togliere le viti dal gomito in ospedale, va avanti con gli antibiotici ma ancora non è stato operato ed è a rischio infezione». C’è poi chi ci ha fatto l’abitudine a mettere mano al portafogli, come Stefania Tacchini, 78 anni: «Prenoto sempre visite private perché passo subito, nel pubblico sarebbe un’utopia». E chi invece, come Nino, 84 anni di Rivarolo, ha la fortuna di avere un fondo: «Hanno aumentato le tariffe, ma non c’è alternativa».

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