500 stellantis
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

In gioco c’è il futuro di Torino

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Non solo monopattini, piste ciclabili e zone franche, nelle nostre vie, disseminate di fioriere. Finalmente la politica cittadina si interroga sul futuro di quella che è stata Capitale dell’auto con Fiat durante il regno, costellato di alti e bassi, dell’Avvocato Agnelli. E lo fa sotto la spinta di una crisi epocale che il Covid ha solo contribuito a inasprire. Stellantis, nata con il matrimonio tra Fca e Peugeot, anche ieri ha dipinto per il nostro bacino industriale un futuro roseo fatto di investimenti sull’elettrico, di nuovo slancio al polo del lusso con le nuove Maserati ibride, di investimenti e di progetti. Ma l’amara realtà dell’oggi, ammesso che il domani abbia i colori dell’aurora, è fatta di un crescendo di cassa integrazione che tocca tutti i siti produttivi arrivata a comprendere 2mila tra operai, tecnici e impiegati; di un indotto che stenta a sopravvivere e soprattutto di imprese fornitrici che rischiano di dover cedere il passo allo strapotere francese. E’ buona cosa che la sindaca Appendino e il consiglio comunale facciano sentire la loro voce, ma occorre una strategia nazionale per non disperdere il nostro patrimonio industriale. Il momento è delicatissimo perché ancora una volta Torino si sente periferia dimenticata e le preoccupazioni sono forti e motivate dal presente. Serve che, come accade in Francia, il Governo metta in campo risorse con Cassa Depositi e Prestiti per entrare nell’azionariato di Stellantis, diventando partner di questo colosso mondiale che può garantirci il domani o ridurci a un semplice satellite produttivo. Insomma serve un piano-Torino che possa essere pilota dello sviluppo nazionale dell’automotive con Stellantis in quella ragnatela di interessi che tocca i veicoli tradizionali, l’ibrido, l’elettrico con le dorate appendici degli hub per le batterie. Tutti insieme dobbiamo capire se quella che stiamo vivendo è un’opportunità, oppure un grande rischio.

beppe.fossati@cronacaqui.it

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