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Cronaca
IL CASO

In centro 250 baby banditi: così si formano le bande

La storia di un 15enne scappato da genitori agiati in Egitto per venire in Italia

Non ha neanche 16 anni ma ha scelto di lasciare il paese in cui è nato, l’Egitto, e di mettersi su un barcone per venire in Italia, nonostante i genitori non abbiano problemi economici e non approvino la sua scelta di vita. Aziz (il nome è di fantasia) è uno dei due membri di una baby gang – l’altro ha 17 anni – arrestati dai carabinieri per una rapina compiuta lo scorso agosto in centro. Ha lasciato una vita agiata in Egitto per inanellare a Torino guai e denunce in serie, rifiutando anche gli aiuti sociali e psicologici che gli sono stati offerti, fino a quando per lui non si sono schiuse le porte del carcere. Probabilmente non pensava, dopo la rapina di agosto e la fuga coronata da successo, che i carabinieri sarebbero comunque riusciti a identificare lui e i suoi complici grazie all’enorme mole di lavoro della compagnia San Carlo, che da un anno a questa parte ha dedicato una particolare attenzione al fenomeno delle baby gang in centro città, arrivando a identificare circa 250 giovanissimi che sarebbero, se non tutti, almeno una buona parte dei componenti delle bande. Un numero che va a sommarsi alle 10 ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari, 6 arresti in flagranza di reato e 21 daspo urbani emessi solo nel corso del 2022.

Un lavoro partito dalla notte di razzie in via Roma e dalle rapine della zona di via Verdi e che ha permesso anche di ricostruire una sorta di “identikit”: i componenti delle baby gang sono maschi (le ragazze compaiono solo in veste di fidanzate dei vari membri), hanno una età compresa tra i 15 e i 18 anni (ma i maggiorenni sono molto pochi) e abitano soprattutto in zona Barriera di Milano, Aurora e Falchera. Si conoscono e si aggregano nelle strade del quartiere o nella aule delle scuole, almeno fino a quando le frequentano, visto che molti le abbandonano prima del diploma. In buona parte sono nati in Africa del nord (Egitto e Marocco in particolare) o sono figli di emigrati da quelle aree. Molti di loro hanno alle spalle storie difficili, magari non tanto quanto quella di Aziz ma comunque con famiglie “complicate”, ma tanti, al contrario di quanto si potrebbe immaginare, hanno invece genitori onesti e ben inseriti ma costretti a lavorare un numero di ore troppo elevato per riuscire a badare ai propri figli. E così gli adolescenti finiscono in strada, trovando forza e coraggio nel branco. Arroganti e strafottenti quando vengono fermati in gruppo dai militari per un controllo, diventano poi agnellini una volta soli in caserma.

Le bande sembrano formarsi in maniera quasi occasionale. Ci sono dei “leader” ma non dei veri capi, i membri possono cambiare ogni giorno, spostarsi da un gruppo all’altro. Per ora non si ha notizia di vere e proprie bande organizzate come quelle che già agiscono nel territorio di Milano, ma quello che ha agito a Pinerolo potrebbe esserne il primo nucleo, con tanto di nome: Moric Mafia. Nel frattempo, la buona notizia è che rapine e furti in centro, dopo il lavoro dei militari, sono in netta diminuzione.

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