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Buonanotte
EDITORIALE DEL GIORNO

In cauda altro che venenum!

In quest’epoca di festa continua, dove le fragole si mangiano d’inverno, i mandarini d’estate e i pomodori tutto l’anno, mi piace marcare ancora il tempo, come una volta. Ci sono riti che rifiutano la spalmatura su tutto l’arco annuale, come l’insalata di girasoli a marzo, la scorpacciata di ramassin a luglio, o la bagna caoda a novembre. Però mi piace celebrarli con le loro antiche regole: i ‘virasoi’ devono essere selvatici, di prato, splofriti e bianchicci con venature rosa, non rigogliosi e verdi come quelli coltivati che ci propongono da un po’. I ramassin devono essere quelli di Saluzzo e dintorni, profumati che li senti tre banchi lontano, non quelli innestati nei frutteti romagnoli, che stanno a quelli saluzzesi come i ciapinabò a le trifole. E poi la bagna caoda, però quella vera, piena d’aglio da massé le mosche con ël fià, non quel frullato di olio, panna, porri e acciughe che ormai servono nei ristoranti perché “sa… oggi i giovani non vogliono puzzare”. La fanno quasi solo più gli alpini, quella dura. Benedette penne nere che tenete aperte le sedi Ana con le unghie e le dentiere, e vi finanziate con le bagne caode, i bolliti, le polente e le grigliate perché le tessere sono sempre meno. Benedette quelle vostre tavolate con sopra i pintoni di vino buono a volontà, cercato in vigna e travasato dalla damigliana, dove se attacchi a cantare trovi sempre chi ti viene dietro. Ieri sera a Sassi. Domani sera a Cavoretto. Prenotazioni esaurite da giorni. Chi prepara è solo gente anziana, uomini e donne, operai e dottori in pensione, tuti là col faodal a plé l’aj, lavé i ciapinabò, rustì ij povron, serve a tàola. Vi amo, alpini. Siete il mondo che mi spiace lasciare.
collino@cronacaqui.it

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