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Cronaca
L’ALLARME

In Barriera le baby gang fanno paura. E si teme la vendetta dopo l’agguato

Negozianti e abitanti chiedono aiuto dopo la rissa con mattone e coltellino in via Mercadante

«Terrore». «Situazione impressionante». «Insicurezza e abbandono». Sono parole usate da chi, tutti i giorni, si affaccia su “piazza Tre Cabine”: un giardinetto, in mezzo all’incrocio tra via Mercadante e via Cherubini, dove mercoledì pomeriggio sono stati aggrediti due ragazzini. Uno è stato pugnalato alla schiena con un coltellino, l’altro si è preso un mattone in testa: trasportati al San Giovanni Bosco, hanno riportato 8 e 30 giorni di prognosi. «Hanno subito un agguato di una violenza pazzesca e surreale – racconta una donna che ha assistito alla scena – La banda è arrivata apposta per aggredire quei ragazzini». Sono passate poche ore dallo scontro. Nei dintorni non si parla d’altro, gli articoli di giornale hanno confermato voci già arrivate a chiunque: «Anche perché i protagonisti sono tutti figli del quartiere» sottolinea un residente. Non vuole dare il suo nome, come tanti altri: pochi hanno voglia di esporsi e c’è chi arriva a negare di aver visto qualcosa, nonostante si trovasse a due passi dalla lite. L’unica testimone, alla fine, è proprio quella giovane donna: «Ma è successo tutto così in fretta: ho solo visto la banda arrivare di corsa, era una spedizione punitiva. Adesso speriamo che non scatti una vendetta». Una paura condivisa fra i pochi commercianti e residenti che accettano di parlare: «Tocchiamo con mano il problema delle baby gang – si sfoga Salvatrice Castello, titolare dell’edicola Polizzi di via Cherubini – Compiono atti vandalici e furti: li abbiamo dovuti bloccare o inseguire più volte. La colpa è dei genitori, non loro. Il risultato è che noi viviamo nel terrore». Il pasticcere Pasquale Auriemma e Gianluca, dal vicino negozio Catanzaro Serramenti, confermano: «Colpa di questi gruppetti di ragazzi. Ma non è normale che a 14 anni accoltellino o spacchino la testa con i mattoni: abbiamo paura per i nostri figli». Aggiungono due residenti: «Questi episodi capitano sempre più spesso. Poi scippi, spaccio e violenze: è impressionante». Un altro abitante è preoccupato: «Problemi simili ci sono in tutta la giornata ma qui la gente ha pausa a passare dal giardino». Come si risolve? «Serve una maggiore presenza delle forze dell’ordine – risponde l’ottico Giorgio Bertotti – Negli ultimi due anni siamo piombati nell’in si cu re zz a, con aggressioni in pieno giorno. A Barriera c’è un grande potenziale, non è giusto che venga trattata così. Di questo passo diventa difficile resistere». A chiedere aiuto non c’è solo chi vive e lavora in zona. Spinge anche la politica: dopo l’immediata denuncia del consigliere comunale Giuseppe Catizone (Lega), ora interviene la capogruppo del Pd Nadia Conticelli. «Ques t’aggressione ci richiama tutti a un impegno in prima persone. Non solo per la violenza inaudita e insensata, non solo per l’età delle vittime e degli aggressori. Soprattutto perché ci siamo fatti cogliere impreparati. Compresi quelli che dicono “i marocchini accoltellano gli italiani”». Il riferimento è a quanto scritto da Catizone su Facebook: «Sarebbe utile, per una volta, lasciare da parte gli slogan e fare fronte comune contro il nemico: la violenza, l’esclusione sociale, la solitudine degli adolescenti che si mimetizza nel branco – riprende Conticelli – Servono pattuglie, telecamere, investimenti che a breve arriveranno. Ma è sul capitale umano che bisogna tornare a investire. Altrimenti saremo condannati ad aspettare il prossimo atto violento, rinunciando colpevolmente a consegnare un futuro diverso ai figli nostri e di questa martoriata Barriera».

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