Usura
Economia
L’ANALISI

In 40mila strozzati dagli usurai, il 30% delle aziende è a rischio

Il fenomeno è vasto, ma le denunce sono poche e ancor meno gli arresti

I numeri sono miseri. Poche querele e ancor meno arresti per l’usura, che resta, ancor più dei reati a sfondo sessuale, il più difficile da denunciare, per paura e per vergogna. Infatti a Torino e provincia, tra carabinieri, forze di polizia e Guardia di Finanza i presunti cravattari finiti in manette negli ultimi tre anni (considerando anche il periodo pandemico) sono stati 64 per usura e altri 80 solo per estorsione (la metà nel capoluogo). Le denunce a piede libero sono di più, esattamente il triplo, ma questi dati non forniscono l’ampiezza del fenomeno che, secondo uno studio del Forum di tutte le associazioni Antiusura che operano in Italia, sarebbe ben più vasto. Si calcola che nella sola provincia di Torino le persone in mano agli usurai sarebbero 40mila. Un dato in linea con quello nazionale che indica in oltre 500mila persone quelle che si sono rivolte almeno una volta a un usuraio. Di queste, però, circa 300mila, sono riconducibili alla cosiddetta “usura familiare” o comunque appartengono a famiglie in stato di sovraindebitamento.

Lo studio del Forum rileva come si tratti di «un fenomeno di portata gigantesca. A ventisei anni dall’approvazione della Legge Antiusura – spiegano dal Forum -, è evidente che gli strumenti di tutela e garanzia che prevedeva la legge, pur essendo molto importanti, dimostrano gravi lacune, anche in considerazione del contesto sociale profondamente cambiato. L’attività svolta fino ad oggi ha fatto rilevare che sempre più famiglie si rivolgono agli usurai, rispetto al passato in cui i soggetti principali ricorrenti all’usura erano i commercianti. È una constatazione estremamente grave, probabilmente dovuta alla crescente difficoltà delle famiglie in condizioni precarie, oggi anche impegnate a far fronte al caro bollette, di trovare un aiuto diverso dall’usura. È improbabile, infatti, che le banche o le finanziarie possano concedere prestiti a chi non fornisca determinate garanzie economiche».

Secondo i dati dell’indagine sui consumi condotta dall’Istat nel 2021 su un campione di circa 24 mila famiglie, nel nostro Paese circa 2 milioni 663 mila nuclei (pari al 12,% del totale) vivono in condizione di povertà relativa, per un totale di 7 milioni 828 mila individui (il 13,6% dell’intera popolazione). Si tratta di persone che risiedono soprattutto nel Mezzogiorno. La povertà assoluta supera il 6% delle famiglie italiane. Maria Luisa Coppa, presidente di Ascom Confcommercio Torino e provincia, sottolinea come da un’altra indagine (Format Research per Confcommercio nazionale) risulti che 30mila imprese del commercio, della ristorazione e della ricettività in tutta Italia sono oggi ad elevato rischio usura. «La ricerca rileva – spiega la presidente – come nelle città metropolitane tra cui Torino, il 10% delle imprese del terziario percepisca meno sicurezza rispetto al 2021 e come il 29% delle imprese sia a rischio usura. Inoltre il racket è in crescita per il 21% nelle città più popolate. A Torino, l’11,6% degli imprenditori ha avuto notizia diretta di episodi di usura mentre il 22% si sente a rischio”. Il 58,4% ritiene che si dovrebbe denunciare, il 33,6% dichiara che non saprebbe cosa fare, il 6,4% pensa di non poter fare nulla.

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