Fatmir Ara
Cronaca
IL GIALLO

Imprenditore ucciso a fucilate: in manette altre due persone

Una è la sorella del presunto assassino. Restano i dubbi sul movente

Si infittisce – e non sono esclusi ulteriori colpi di scena – il mistero sull’omicidio dell’imprenditore albanese Fatmir Ara: pregiudicato per traffico di droga e titolare di un’impresa edile, era stato trovato morto su un prato a San Carlo Canavese il 3 settembre. Ucciso con tre colpi in faccia, sparati da un fucile a pallettoni. Dopo l’arresto del trentenne incensurato Davide Osella Ghena, avvenuto venti giorni fa, ieri pomeriggio sono state fermate altre due persone. Si tratta della sorella del primo fermato, Barbara Osella Ghena, 43enne di Mathi, e di un amico della vittima, Andrea Fagnoni, 30enne di San Maurizio Canavese. Gli interrogatori sono durati ore, prima in caserma a Venaria e poi in procura a Ivrea, davanti alla pm Elena Parato.

Entrambi avrebbero ammesso di avere «concorso» all’omicidio di Ara. Cioè avrebbero aiutato Davide Osella Ghena a crearsi un alibi dopo il delitto e in un certo senso a nascondersi. Ma non avrebbero eseguito materialmente l’omicidio. Anche loro avrebbero confermato il movente economico, legato a una somma di denaro che la vittima non avrebbe corrisposto ai presunti aggressori: in ballo ci sarebbero 100mila euro di lavori (svolti da Fatmir Ara per conto degli Osella Ghena) in un immobile di Alba. Ara avrebbe chiesto una cifra più alta rispetto a quella del preventivo concordato.

Ma questa è una spiegazione che agli inquirenti non sembra sufficiente per chiudere il cerchio di un caso troppo complesso per essere liquidato come un mero regolamento di conti. I segni sul cadavere, freddato con un fucile a pallettoni, fanno ipotizzare una sorta di vendetta, forse non improvvisata. C’è il dubbio però che vi possano essere altre persone – oltre ai fermati, che sono incensurati – che potrebbero avere contribuito al delitto. Forse come mandanti, forse come esecutori. La vittima, assistita dall’avvocato Celere Spaziante, che lo aveva difeso a Torino e Ivrea ai processi in cui era imputata, senz’altro aveva qualche nemico. Quindi l’inchiesta continua, ad ampio raggio. E c’è persino chi ipotizza che il primo uomo fermato, difeso dall’avvocato Paolo Campanale, possa essersi sentito costretto ad uccidere. In un contesto simile, dove ombre e sospetti prendono corpo, c’è il massimo riserbo da parte della procura di Ivrea, capitanata da Gabriella Viglione. E c’è comprensibile tensione. Forse, chi sa, e potrebbe parlare, ha paura. Quel che pare certo, è che vittima e fermati si conoscessero piuttosto bene. A partire da un periodo recente, avevano fatto affari insieme nel campo dell’edilizia. Commenta l’avvocato Spaziante: «Ho sentito la famiglia della vittima. C’è piena soddisfazione per lo sviluppo delle indagini. Si supponeva che Osella Ghena potesse essere solo il primo fermato». Il legale annuncia che presto la famiglia parlerà pubblicamente per rendere giustizia a Fatmir Ara: «È stato dipinto in modo negativo e ingeneroso in queste settimane».

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