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Il Borghese

Immolati all’eroina

La spiaggia dei tossici è un fazzoletto di terra scura coperta di rifiuti tra il ponte Mosca e la passerella Carpanini, lì dove la Dora sembra rallentare. E sulle sponde, come portati dalla corrente, arrivano uomini e donne da sempre in balia delle onde della dipendenza, del calore bastardo e traditore della White, della Black Tar, della Junk, chiamatela come volete ché tanto l’eroina ha tanti nomi quanti sono i suoi volti, gli aghi infilati nelle vene dei suoi adoranti adepti, pronti al sacrificio totale per lei. Chiamatela “Gialla”, che è poi quella venduta a cinque euro dai pusher controllati o riforniti, si dice, dalla mafia nigeriana. La corrente li porta qui, questi sopravvissuti a il cielo sa quante overdose. Poi la risacca della dipendenza li riporta al largo, di solito ben lontano dalle possibilità di intervento degli operatori sociali. Li porta dove suona una musica che non hanno mai sentito, tutti costoro che sono diventati eroinomani senza neppure l’aura geniale di chi ha scritto grandi canzoni negli anni ‘70 o l’allure maledetta di chi se n’è andato troppo presto. Ma non ci sono troppe storie che possiamo raccontarci: le sponde della Dora e il ponte Mosca non sono lo Chateau Marmont di Hollywood. Si muore senza stelle e senza essere stelle. E poco lontano, occhi di faina aspettano il momento giusto per piazzare l’offerta, un altro pezzo di morte, un altro mulinello nella corrente, nell’acqua torbida di una siringa insanguinata.

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