Foto di repertorio (Depositphotos)
Buonanotte

Il virus slalomista

Ormai scrivere di Covid mi fa venire un senso di nausea, come a voi leggerne. È un anno che ci siamo dentro, bombardati, impauriti, confusi. Credevamo che almeno gli esperti, gli specialisti, i virologi, gli epidemiologi ne capissero qualcosa, e invece dopo un anno li vediamo sempre divisi, litigiosi, ognuno con la sua verità in tasca, ognuno coi suoi tifosi e i suoi denigratori. Negazionisti non si può essere, ma la gente è sempre più schierata fra minimizzatori e catastrofisti. Ognuno coi suoi numeri e i suoi esperti di riferimento. I minimizzatori sono i non garantiti, quelli ridotti alla fame dalla pandemia. Catastrofisti tutti gli altri, quelli che possono contare su un reddito mensile invariato. Ma anche costoro speravano di poter andare a sciare senza eccessivi pericoli. E gli addetti del settore, dopo aver perso le vacanze natalizie (60% del fatturato) speravano almeno di salvare la coda della stagione. Invece, a poche ore dall’apertura, con tutti i lavori fatti, i piani di distanziamento, le assunzioni, le scorte negli hotel e ristoranti, è arrivata la stangata: non si apre. Come se l’insieme impianti-ricettività fosse una lampada che si accende e si spegne con un clic. Io non scio, e non so chi abbia ragione. Ma so che la vicina Svizzera (che ha avuto per Covid un morto ogni mille abitanti contro il nostro uno e mezzo) ha aperto lo sci da novembre. Da allora lassù le infezioni giornaliere sono addirittura calate di due terzi e tutti sciano beatamente. Noi no. Tram, bus e metrò girano pieni, nelle nostre città, con tanto di affollamenti alle fermate, ma le cabinovie devono restare vuote. Che sia il primo bastone buttato da Fortuna tra le ruote di Draghi per rendercelo antipatico?

collino@cronacaqui.it

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