Vrs
Cronaca
IL CASO. I primi contagi segnalati già questa estate

Il “virus dei neonati” è arrivato anche qui: «Ma nessun allarme»

Ieri i bimbi colpiti da Rvs al Regina Margherita erano sette: due sono in terapia intensiva per problemi respiratori

Dopo gli Stati Uniti, la Nuova Zelanda e la Milano dei Ferragnez che l’hanno fatto diventare un caso nazionale, il Virus respiratorio sinciziale (Vrs) è arrivato anche qui. A Torino, dove soltanto al Regina Margherita, ieri mattina, i bambini ricoverati erano sette, due dei quali in terapia intensiva. «Nessun allarme», però, sottolineano dall’Infantile. Perché al momento i numeri sono ridotti. E perché in realtà, più che di un arrivo, si tratta di un ritorno di un morbo che c’è sempre stato e di cui non si sarebbe probabilmente mai parlato se non avesse colpito la figlia del cantante e della influencer meneghini. Fedez l’ha raccontato a suo modo sui social. «Fate attenzione – ha scritto – gli ospedali sono pieni».

A Torino, dove fino a due anni fa si apriva un reparto ad hoc per questo tipo di casi che riguardano soprattutto i neonati, almeno per ora, non è così. E a fare il punto della situazione è la professoressa Franca Fagioli, direttore del Dipartimento di Patologia e Cura del Bambino “Regina Margherita”. Spiegando innanzitutto che prima della pandemia, l’arrivo dell’autunno e la ripresa di attività al chiuso, a partire da quelle scolastiche, «è sempre stato associato alla maggiore diffusione di virus comuni nella popolazione pediatrica, tra cui influenza e virus respiratorio sinciziale». Ma nell’autunno-inverno del 2020 no. Perché le misure di contenimento del Covid hanno ridotto la circolazione di tutti i virus, riducendo «ai minimi termini i casi pediatrici e i ricoveri ospedalieri per infezioni respiratorie virali diverse da Covid-19». Poi le misure di contenimento sono state allentate, la circolazione (anche dei virus) è ripresa. E il Vrs è tornato. In anticipo rispetto al solito.

I primi casi, ricostruisce Fagioli, sono stati segnalati già «durante il periodo estivo». L’Rsv, prosegue la professoressa, «rappresenta da sempre un virus comune, che nella maggior parte dei casi è responsabile di sintomi respiratori lievi. Tuttavia, può provocare anche forme gravi, che necessitano di ossigenoterapia, fino alla possibilità di ricovero in terapia intensiva, soprattutto nei primi mesi di vita e nei bambini più fragili per malattie croniche concomitanti».

Nelle ultime settimane, «negli ospedali pediatrici italiani sono incrementati gli accessi in pronto soccorso ed i ricoveri per infezione da Rsv, come in passato capitava a partire dal periodo prenatalizio». E «anche presso l’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino da alcune settimane sono aumentati gli accessi in pronto soccorso per infezioni respiratorie virali e sono stati necessari ricoveri in vari reparti pediatrici, ed anche in terapia intensiva, per infezione da virus respiratorio sinciziale». La situazione, «per quota di ricoveri e per caratteristiche dei bambini, che presentano per lo più forme lievi, è al momento ben lontana da uno stato emergenziale, configurandosi come l’anticipazione di un’attesa infezione stagionale che è però destinata ad aumentare». Quindi, non esistendo un vaccino, l’arma più importante per difendersi è la prevenzione, con «il rispetto delle stesse norme igieniche raccomandate per SARS-CoV-2, tra cui l’accurato lavaggio delle mani, l’uso della mascherina ed il distanziamento sociale».

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo