LE ACQUE DEL NORD

Il vero inferno è ghiacciato. L’epica bastarda di McGuire

Sulle orme di Melville e Conrad, un romanzo indimenticabile

Un’epica stracciona e per questo grandiosa attraversa sin dall’inizio il romanzo di Ian McGuire, “Le acque del nord” (Einaudi, 19,50 euro), avventura sporca e miserabile, coraggio e miseria, dannazione e riscatto, perché, in fondo ce lo insegnava già Dante, il profondo dell’inferno è ghiacciato. Ghiacciato come il mare della Groenlandia dove si avventura la baleniera Volunteer, salpata da Liverpool con l’obiettivo di riempire le stive, nelll’anno di grazia 1859, quando l’epoca delle salpate a caccia di cetacei già segnava il passo. La Volunteer ha un carico di fantasmi e disperati, violenza e ambizione. Henry Drax, empio artefice di male in terra, è un ramponiere: all’inizio del romanzo lo troviamo aggirarsi tra prostitute, taverne in cui scroccare un rum in più, lo vediamo in poche pagine spaccare la testa a un uomo, pestare e sodomizzare un ragazzino nero che peraltro voleva derubarlo, in preda a pulsioni interne, esigenze da soddisfare, come quelle di un predatore. Il capitano della nave si chiama Brownlee: è capace, ma nel suo passato c’è un tragico e maledetto naufragio. A North Water, tra Canada e Groenlandia, nella baia ricca di cetacei, c’è l’obiettivo del suo riscatto, forse. O la tragedia finale. E c’è soprattutto Patrick Sumner, il medico di bordo, ex militare in India, zoppo per una ferita di moschetto, dedito alle droghe e che cita fra sé e sé Kant con «il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me». Il mare del nord è il luogo dove si ritroverà a guardare in faccia l’orrore autentico, tra brutali omicidi, il ricordo di un episodio del suo passato militare e la necessità di affrontare il leviatano, per affiancarsi a Pavese quando traduceva “Moby Dick“. Ma rispetto a Melville, qui umanità ed eroismo non hanno spazio: c’è sporcizia, sangue, morte, putrefazione pulsante. La traduzione di Andrea Sirotti ci rende una lingua pura proprio perché bastarda, la lingua dell’avventura che va dallo stesso Melville a Conrad. Non cuori di tenebra, ma di ghiaccio. In un viaggio ai confini del mondo dove ritrovarsi o perdersi del tutto, con gli arpioni pronti e i coltellacci ancora insanguinati nascosti nell’ombra. E, tra le acque ghiacciate, eccolo… Soffia! La caccia è già iniziata.

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