zeffirelli
Cronaca

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«Alle nove prendo una pastiglia per ricordarmi che alle nove devo prendere una pastiglia»
Francesco Salvi

Magnani
«La Magnani si era ritirata a Parigi ed era irrintracciabile dopo aver perso il ruolo della protagonista nella Ciociara, affidato a Sophia Loren, compagna del produttore Carlo Ponti. Zeffirelli, che voleva mettere in scena Chi ha paura di Virgina Woolf, di Edward Albee, pensa proprio a lei, che rifiuta indignata, trattandosi del ruolo di una donna sgradevole, ossessiva e sempre ubriaca. Quando l’opera va in scena, alla Fenice, interpretata da Sarah Ferrati, la Magnani è tra il pubblico e dopo l’ovazione a scena aperta, si precipita in camerino da Zeffirelli: “Figlio di puttana! Questa parte era stata scritta per me! Mi dovevi obbligare. Mi dovevi strozzare. Mi dovevi prendere a schiaffi come faceva Rossellini… Lui lo sapeva come trattare una stronza come me! Chi me la riscrive ora una parte come quella?!”»
dal Catalogo dei viventi

Zeffirelli
Tra i tanti personaggi, il ricordo più divertito? «È quello di Anna Magnani e Maria Callas: due Divine con caratteri difficili. Anna aveva voglia di vedermi e sarebbe venuta da me a cena, purché le garantissi che saremmo stati soli, per poter parlare tranquillamente. Glielo promisi, però poco dopo mi telefona Maria, bisognosa di consigli, quindi la invitai a cena. Solo dopo aver riattaccato il telefono mi ricordai di aver fatto la stessa proposta ad Anna. Presagivo una serata d’inferno: io, solo, con due primedonne che non sapevano della presenza l’una dell’altra». Come andò a finire? «Arrivò per prima la Magnani, di pessimo umore, e quando l’avvisai che ci avrebbe raggiunto la Callas, andò su tutte le furie. Suona il campanello, vado a ricevere la cantante che, al contrario, accolse con piacere la notizia di condividere la cena con l’attrice, esclamando entusiasta come una ragazzina: “Grazie! Lei Anna è una grande artista, io solo una poveretta che cerca di fare il suo meglio“». E l’Anna furiosa? «Si placò in un attimo, colta in contropiede dalla dichiarazione entusiastica. Cominciò un amabile minuetto tra le due tigri, facevano a gara per apparire la più modesta. Ma c’era un altro problema da risolvere, il posto a tavola: chi delle due avrebbe dovuto sedersi alla mia destra? Aspettai che Anna andasse a incipriarsi il naso e dissi a Maria: “Senti cara, l’attrice che ammiri è più anziana di te, dovrò mettere lei alla mia destra”. “Devi!”, replicò convinta». Figuriamoci se Magnani avesse sospettato questo retroscena. «Per carità! Sentirsi definire la più anziana, una catastrofe. La serata proseguì benissimo: loro due chiacchieravano fitto, ignorandomi e non permettendomi nemmeno di intervenire.
Zeffirelli a Emilia Costantini, 6/4/2019

Franco Zeffirelli
Regista. Morto il 15 giugno nella sua casa di Roma. Aveva 96 anni ed era malato da tempo. È stato regista cinematografico, teatrale e lirico, sceneggiatore e anche uomo politico. Fu senatore per il centrodestra. Considerato un grande maestro del Novecento. Era nato a Firenze il 12 febbraio del 1923, figlio naturale del commerciante di stoffe Ottorino Corsi, all’epoca sposato con altra donna, e della sarta Alaide Garosi Cipriani, rimasta incinta quando era ancora sposata a un avvocato gravemente malato e divenuta vedova durante la gravidanza. «Ha tenuto testa a una città intera. Tutti lo sapevano: il bimbo nel suo grembo non poteva essere del marito, che si stava spegnendo in sanatorio […] Infatti sono “figlio di ignoti”, N.N. (nescio nomen, ndr). Ma c’era una regola: i cognomi degli illegittimi venivano scelti a partire da una lettera, a rotazione. In quei giorni era il momento della ’Z’. Cosi mia madre suggerì che mi chiamassero “Zeffiretti”, da un’aria di Mozart da lei molto amata. Nella trascrizione, l’impiegato fece un errore, mise due “l” al posto delle “t”. Così io divenni Zeffirelli». Aspirante scenografo nell’Italia del dopo guerra venne notato da Luchino Visconti. Ad Anna Magnani deve invece il suo esordio cinematografico nell’estemporanea parte dell’attore, nel film L’onorevole Angelina (1947). Agli anni Cinquanta risalgono i suoi esordi da regista: nel 1951 debuttò infatti nel teatro di prosa con Lulù di Carlo Bertolazzi, nel 1953 nella regia lirica con La Cenerentola di Rossini e nel 1957 nella regia cinematografica con la commedia leggera Camping. Nel segno di Shakespeare, poi, nacquero i suoi primi grandi film: La bisbetica domata (1967) e il capolavoro Romeo e Giulietta(1968): «Ricordo con grande piacere che, quando il film uscì, i critici inglesi scrissero: “L’Inghilterra ha dovuto aspettare un italiano per capire come rappresentare Shakespeare!”». Celibe, omosessuale dichiarato – convisse per diversi anni con Luchino Visconti nella sua famosa villa sulla Salaria a Roma – fervente anticomunista, profondamente credente, ha avuto due figli adottati da adulti: «Pippo e Luciano hanno il mio nome, li ho tirati su con i problemi che tutti i figli creano. Dei figli “veri” non potrebbero essere migliori di loro». «Non ho venduto l’anima per il successo. Ho dato il culo per fare carriera, ma non ho rimorsi: fu piacevole»
a Piera Anna Franini
Anteprimanews

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