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Cultura
IL CASO

Il terrorista nero e i No Tav: il Tff si apre tra le polemiche

Anche Mario Tuti e un film su Lotta Continua tra le scelte discutibili del Festi val

A volte ritornano, anche i brutti ricordi. Tornano le immagini delle piazze incendiate dall’odio, delle Hazet 36, delle pistole, degli omicidi. E tornano coloro che quei delitti li hanno commessi. Come Mario Tuti, nato a Empoli, 75 anni, fondatore del Fronte Nazionale Rivoluzionario, che a metà degli Anni Settanta aderisce alla lotta armata. Esperto cacciatore, nome in codice “caterpillar”, di morti ammazzati ne fa tre e poi, condannato a due ergastoli più 14 anni per aver guidato la rivolta a Porto Azzurro nell’87, esce dal carcere. Formalmente semilibero. In realtà liberissimo di rivendicare tutto pubblicamente, a favor di telecamera, compreso il rifiuto di pentirsi per quei crimini. Ma anche di essere qui a Torino (se le voci sono vere), per presentare l’opera cinematografica di cui è protagonista al Torino Film Festival che sta per aprirsi. Tra inevitabili polemiche. Polemiche che ieri hanno travolto il direttore artistico, Steve della Casa, per un’altra pellicola (“La scelta”) che narra le gesta di chi combatte su tutt’altro tipo di fronte, ossia quel movimento No Tav con cui gli autori dicono di aver avuto una “forte consonanza ideale”. Parole, quelle riportate in un post su Instagram, che hanno fatto saltare sulla sedia il sottosegretario all’Università di Fratelli d’Italia, la torinese Augusta Montaruli. Che non si è lasciata sfuggire l’occa sione per ricordare, soltanto alludendovi, il passato del direttore artistico, condannato per concorso morale («ma poi riabilitato», spiega lui nell’intervista qui sotto) per l’omicidio di Roberto Crescenzio all’Angelo Azzurro. «Se si mette come direttore artistico di Torino Film Festival Steve della Casa – scrive Montaruli sui social – il risultato è questo: consonanza ideale” con chi attacca ogni giorno operai e polizia e ulula pure alla repressione dello Stato dimenticando che è proiettato grazie al contributo pubblico». Della Casa, dal canto suo, replica sostenendo di aver scelto questo, e altri documentari, per far riflettere. Ricordando di aver pensato ad una sezione ad hoc, in cui c’è sì un documentario su Lotta Continua, ma pure “Corpo dei giorni”, ossia la storia narrata in prima persona del “caterpillar” di destra che quando Della Casa militava nell’estrema sinistra stava dalla parte opposta delle barricate. Ex nemici che ora potrebbero trovarsi nella stessa sala, mentre sul grande schermo scorrono le immagini di un documentario di cui, su Internet, si può vedere un estratto in anteprima nel trailer. E soprattutto si possono ascoltare le parole che Mario Tuti pronunciò in uno dei suoi processi. «Mentre Concutelli (Luigi, che con lui giustiziò Ermanno Buzzi in carcere ritenendolo un delatore, ndr) l’ha colpito con un forte pugno, mi ero già portato alle spalle di Buzzi, e gli ho stretto il laccio e l’ho spinto in terra». Concutelli aveva un altro laccio. «Che si è spezzato, tanto che poi l’ho preso in giro per questo». Buzzi è morto. “Ma è vero – gli chiede il pubblico ministero – che sul muro gli scrisse una specie di epitaffio?”. «Questo sì – sorride Tuti – Era una filastrocca, a dileggio proprio di Buzzi». Segue l’immagine di un serpente in formalina. Il titolo. I crediti degli autori: il collettivo “Santabelva”. Un nome che allude a una beatificazione? Per scoprirlo bisognerebbe guardare il film. E d’altra parte “i casi” servono a questo. Le polemiche, per chi organizza un festival, sono la forma più efficace di promozione

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