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Economia
La Conferenza intergovernativa Italia- Francia

Il Tav parte fra 10 anni: «Un’opera necessaria anche per l’ambiente»

Torino rientra nell’Osservatorio e rilancia l’infrastruttura: «Fondamentale per lo sviluppo della città dopo il Covid»

Dieci anni. Che sia la fine del 2031, secondo gli auspici dell’attuale presidente della Commissione intergovernativa tra Italia e Francia, Paolo Foietta, oppure l’inizio del 2032, come suggeriscono gli esperti in infrastrutture, al primo viaggio del Tav tra Torino e Lione non mancano più di due lustri. Le opere “civili” finiranno nel 2030 e all’Italia la linea costerà 1,9 miliardi di euro. Poche certezze, ratificate dopo anni di indecisioni e polemiche, correndo anche il rischio di veder sfumare la compartecipazione dell’Europa al 55% dei costi per l’opera. Gli anni di Chiara Appendino e del “no” a tutti i costi, sono acqua passata per il sindaco Lo Russo che, non a caso, ha aperto i lavori della 62esima Conferenza tra Italia e Francia annunciando il ritorno del Comune di Torino nell’Osservatorio sul Tav. Mentre sotto la Prefettura manifestavano una cinquantina di oppositori a quella che il primo cittadino ha definito «un’infrastruttura essenziale per il territorio», cancellando con un colpo di spugna cinque anni di mugugni e ostacoli a Cinque Stelle.

E lo ha fatto rivendicando non solo «un atto simbolico» ma «il pieno e totale sostegno del Comune e della Città Metropolitana alla realizzazione dell’opera». Che per Lo Russo, a questo punto, diventa strategica anche dal punto di vista della sostenibilità ambientale. «Siamo chiamati come europei a dare contributo alla lotta al cambiamento climatico – ha evidenziato -. L’economia deve essere giusta ed equa e climaticamente sostenibile. E le strutture di trasporto pubblico sostenibili, come il Tav, devono produrre una diminuzione dei gas serra. Non ci devono essere solo obblighi economici, morali, ma ambientali strettamente connessi allo sviluppo». Non a caso, infatti, il riferimento va alla difficile situazione economica legata alla pandemia e ai tentativi di ripresa. «Questa infrastruttura sarà un’opportunità di sviluppo e aiuterà la ripresa economica e la ripartenza» ha concluso Lo Russo. A dare maggiore consistenza agli annunci è stato il cronoprogramma svelato dal Commissario di Governo, Calogero Mauceri, che su invito della Camera di Commercio, ha incontrato i rappresentanti del mondo economico, delle associazioni datoriali e dei sindacati, insieme con i tecnici di Rfi. Due gli argomenti all’ordine del giorno, con cui rassicurare anche l’Ue. L’adeguamento della tratta BussolenoAvigliana sull’attuale linea storica ModaneTorino, prevista tra il 2026 e il 2027 con un investimento da 200 milioni di euro insieme con una serie di interventi di ammodernamento tecnologico, potenziamento dei sistemi di alimentazione, mitigazione acustica e adeguamento della linea per consentire il transito di convogli merci secondo gli standard europei. Altra questione, quella delle tratte nazionali per cui l’Europa aveva chiesto all’Italia di accelerare. Come sulla Avigliana-Orbassano, un tracciato lungo circa 24 chilometri che si congiunge alla linea esistente di accesso al nodo di Torino. La progettazione è prevista per il prossimo anno, ma i lavori saranno affidati tra il 2025 e il 2026. «Senza quelle sarebbe come avere un bel cavalcavia senza le rampe d’accesso» ha ricordato il presidente della Cig, Paolo Foietta, prima di illustrare l’andamento dei lavori scavo nel cantiere internazionale. Per la commissario europea Iveta Radicova «bisogna accompagnare e sostenere il Tav perché rappresenta un contributo alla transizione ecologica con attenzione all’ambiente». A sentirsi rassicurato dalla nuova posizione assunta da Torino è anche il governatore Alberto Cirio: «Una garanzia».

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