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Il tatuaggio della ragazza e la piccola gatta tricolore seguono i fili del destino

Storie di vite che si intrecciano e un’antica leggenda
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Nick Bradley, inglese nato in Germania, è volato a Tokyo dopo la laurea, con l’intenzione di rimanerci un anno: è diventato poi un decennio. E l’amore per la città traspare da ogni singola riga di questo suo romanzo d’esordio, “Per le strade di Tokyo” (Nord, 18 euro). Un romanzo che è come il complicato tatuaggio che un maestro tatuatore di Asakusa è incaricato di realizzare sul magnifico corpo di una misteriosa ragazza dagli occhi verdi: una rappresentazione completa di Tokyo, con le sue vie, i suoi dettagli, ma senza le persone.

Ecco, possiamo partire da qui per parlare di questo romanzo, anche se le storie partono da più lontano, o forse cominciano nel momento stesso in cui le si legge, come fili complicati di un destino, che alla fine arrivano ad annodarsi, se si ha la forza di seguirli.

Il maestro di Asakusa è un esponente della vecchia scuola: i suoi tatuaggi sono ancora dolorosi, persino i membri della Yakuza preferiscono andare in botteghe più moderne. Ma la misteriosa ragazza sopporta tutto, senza fiatare. Il tatuatore, nel suo lavoro, non resiste alla tentazione di infilare un tocco personale: una gattina calico, ossia tricolore, minuscola in un punto della città. Con sua grande sorpresa, però, tra una seduta e l’altra quella gattina si sposta, scompare e riappare in altri punti del complesso disegno. E fuori dalla bottega con il tetto di mattoni rossi, una calico in carne ossa, figlia della città, vaga e incontra personaggi di ogni tipo, lei autentico filo del destino che è in grado di legare la storia di uno scrittore di fantascienza (che guarda caso ha anche messo una gatta robot gemella di quella di carne e ossa) con quella di un tassista, di una coppia di clienti che dimentica sul sedile una copia di quello stesso racconto, in precedenza lasciato in un bar dalla sua traduttrice.

In una Tokyo che si prepara alle Olimpiadi, una organizzazione di “pulizia” porta via i barboni e i gatti randagi: porta via «l’uomo dalla testa viola» che vive in un hotel a capsule abbandonato, assieme ai suoi compagni di vagabondaggio, al giovane ex Yakuza troppo arrogante, che però sarà a sua volta un filo del destino.

Giovani giapponesi in carriera, ragazze ambiziose, detective privati, maestre di giapponese, stranieri in cerca di una vita nuova e dediti alla composizione degli haiku, hichikomori… La varia umanità poetica di una città che tutto ingoia che tutto trasforma e fa suo, le ombre tra gli sfavillanti neon dei quartieri del divertimento, la quiete dei fiori di pesco e degli stagni delle carpe koi.

Ci sono voci differenti, fotografie, persino un manga, in questo splendido libro. Varie forme narrative per ogni differente storia. Dove appunto è la gattina a spostarsi e manipolare il destino, come non fosse solo un animale ma un bakeneko, ossia secondo la tradizione un demone in grado di mutarsi da gatto a bellissima fanciulla. Attorno alla quale si consumano la vita e la morte, si manifestano gli imperscrutabili incroci del fato.

Romanzo solo in apparenza leggero, intriso di umanità e di rispetto per una forma di amore e comunicazione che è ben diversa da quella di noi occidentali che, troppo spesso, ci fermiamo agli stereotipi o alle immagini promozionali. Lo sguardo meticciato di Bradley è quello dello straniero che entra nel cuore del nuovo Paese facendosi meno straniero, ma ancora randagio, esploratore, certo che la grande città, intesa come la totalità delle sue storie e della sua cultura, saprà proteggerlo, nutrirlo. Ma la sua natura è poi ripartire.

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