lo russo sindaco 1
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Il Sistema Torino di nuovo in sella

Finisce l’era Appendino e Torino torna alla sinistra. Con “il professore secchione” che alla fine ce l’ha fatta a vincere. Con la sua seggiolina al mercato, attento ad ascoltare la gente, secondo la tecnica che i voti si raccolgono uno a uno. Proprio come i funghi. Stefano Lo Russo, 46 anni compiuti da tre giorni, è il nuovo sindaco di Torino con il manto rosso del Pd stretto in pugno, alla faccia anche dei leader nazionali che all’inizio avevano quasi snobbato questo outsider che nel pedigree tuttavia aveva cinque anni da assessore con Fassino e altri cinque all’opposizione di Chiara Appendino. Poteva essere un flop, almeno fino al giugno scorso con Paolo Damilano in testa in tutti i sondaggi. Poi si è convertito Mister Chiamparino e via via lo stesso Fassino, pur rimanendo nell’ombra e il vecchio e saggio Castellani. Ciò che Roma non aveva capito, l’ha fatto il sistema Torino. Che oggi, con i quattro Cavalieri, festeggia con la V di Churchill, anche se da festeggiare c’è poco, in una città in cui, mentre si stappa il prosecco, bisogna far di conto con l’astensionismo che, tra domenica e lunedì ha toccato un altro record negativo (-6%) rispetto alla prima tornata elettorale. Segno di una città provata, con la rabbia che ribolle in periferia, il lavoro che manca e l’economia che stenta. Una Torino tagliata a metà, che ha bisogno di una cura da cavallo per tornare a sperare in un futuro. Esce sconfitto Paolo Damilano con la sua “Torino Bellissima” e per il centrodestra sfuma la grande occasione, quella di espugnare il fortino di Asterix dopo 23 anni di governo di sinistra e cinque di apnea nell’acquario dei cinque stelle. Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno fallito il colpo. Come Roma insegna, e come Torino conferma, complice un clima di alta tensione che non ha fatto altro che allontanare ancora di più gli elettori dal voto. Adesso, archiviando la campagna elettorale d’autunno, è necessario deporre le armi della polemica. Torino ha un sindaco e il suo primo compito deve essere quello di ricucire strappi e inutili dissensi. Lo Russo, da professore meticoloso, ha detto che vuole farsi carico di tutti, anche di quelli che non sono andati a votare. Apprezzabile la settimana di tempo che si prende per comporre una giunta che sappiamo essere a trazione femminile con vicesindaco in testa. Il resto lo vedremo, fin da subito in quei primi 100 giorni che di fatto offrono proiezioni interessanti sul futuro, augurandoci che anche l’opposizione – come promette Damilano – faccia il mestiere suo. Ci aspettano cinque anni fondamentali per il futuro di Torino, anche grazie alle risorse che arriveranno dall’Europa. E tutti sappiamo quanto Torino abbia bisogno di investimenti. Dunque un’occasione che non si può perdere, ma servono progetti e rapidità di esecuzione. Noi saremo lì ad osservare, come abbiamo sempre fatto, per raccontare ciò che funziona e ciò che non va. Senza peli sulla lingua.
beppe.fossati@cronacaqui.it

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