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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Il sangue è vita, dona anche tu

Un grido di allarme che non possiamo ignorare. Arriva dalla Città della Salute, l’azienda sanitaria più grande di Torino, e riguarda il sangue. O per essere più precisi la mancanza di donazioni, unica fonte per alimentare la straordinaria macchina della scienza nei trapianti e nelle trasfusioni. Ma più in generale per curare le tante vittime della strada che in questi mesi estivi alimentano la drammatica catena dei soccorsi. Il paradosso è drammatico: la medicina e la chirurgia progrediscono e possono salvare un numero crescente di vite umane, ma se manca il sangue tutto diventa inutile. Basta pensare che per un trapianto, una delle eccellenze del nostro Piemonte, serve il contributo di più di cento persone, disposte a donare il proprio plasma, per capire come senza l’aiuto di tutti non c’è futuro per chi soffre. E anche per chi è vittima di un incidente. In poco più di una settimana abbiamo contato dodici morti e un centinaio di feriti gravi tra scontri in auto e incidenti di moto. Molti sono ancora in vita grazie alle trasfusioni. Ma le scorte scarseggiano, e non solo quelle dei gruppi sanguigni più rari. Dunque ecco la richiesta d’aiuto che suona come un richiamo alla coscienza e se volete al cuore di noi tutti. Donare il sangue – dice un mio amico – è un dovere, come dovrebbe essere quello di pagare le tasse. Ed è così anche se il paragone sembra stridere un poco vista la scarsa propensione all’impegno fiscale degli italiani. In realtà, tutto o quasi quello che funziona è in mano ai volontari, categoria di persone che abbiamo imparato a stimare con la Protezione Civile. Quelli che a memoria ricordo spalavano il fango nella Firenze devastata dall’alluvione, quelli che fanno i vigili del fuoco volontari e quelli che assistono gli anziani soli, i disabili, gli ammalati cronici. Sono i nostri amici sconosciuti e tutti prima o poi potremmo avere bisogno di loro. Già, perché donare il sangue non è un gesto di altruismo verso il prossimo, ma anche verso noi stessi. Quella banca che non offre interessi ma speranza vive grazie alla generosità di chi, tra i 18 e i 60 anni, sceglie di essere utile. O forse addirittura indispensabile. E allora esploriamolo, se non lo conosciamo già per esperienza personale, questo mondo di solidarietà che produce il vero carburante del sistema sanitario. Donare è facile e scoprirlo di persona ancora di più. Basta prendere un appuntamento alle Molinette e allungare un braccio. Non c’è dolore, né rischio alcuno. Anzi, diventare donatore significa poter osservare, periodicamente, l’andamento della nostra salute e prevenire anche i pericoli che si annidano nel nostro sistema vitale. Ora, tornando alla realtà di questi giorni di esoso da bollino rosso o nero, serve un aiuto concreto. E subito. Perché il sangue significa vita, come scrivono i medici nel loro appello.

beppe.fossati@cronacaqui.it

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