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Il salto del cobalto

Le miniere di cobalto di Punta Corna sono a picco sopra Usseglio, fra i 2250 e i 2900 metri. Il loro sfruttamento iniziò nel 1753 e durò oltre un secolo, partendo dalla frazione Villaretto (1250 mt). Sul sentiero a zig zag spaccagambe (pendenza media del 40%) i montanari andavano su e giù cinque volte al giorno per una micca di pane. Salivano con “lu garbin” (la gerla) vuota o piena di materiali e cibi da cantiere, e scendevano con 80 e più chili di pietre sulla schiena. Storie eroiche di fame, povertà e fatica che ho ancora sentito raccontare da gagno. La notizia è che oggi la preziosità del cobalto per le batterie ha reso conveniente la loro riapertura. Una compagnia mineraria australiana ha chiesto i permessi per i sondaggi (costo: 700 milioni), poi potrebbe ripartire l’estrazione. Dico ‘potrebbe’ perché si è già aperta la diatriba fra “No Scav” e “Sì Scav”. I primi avanzano più o meno gli argomenti dei No Tav valsusini (amianto, impatto ambientale), i secondi guardano il vantaggio economico e la ricaduta occupazionale. La carrozzabile da Lanzo – dicono i Sì – vero handicap della vallata per le sue strozzature, potrebbe venire ammodernata dalla compagnia, con incremento del turismo. “Già –ribat – tono i No – ma con enormi camion polverosi che andranno su e giù di continuo”. Chi vincerà? Io spero i No. Usseglio si sarà pure impoverito e spopolato, ma è rimasto un incantevole paesino, un posto da fiaba per gli amanti della vera montagna di una volta. La strada orrenda per arrivarci lo ha salvato dal diventare un’anonima Sauze piena di condomini, caciara e boutiques. Purtroppo però Sauze è ricca e frequentata, mentre Usseglio non ha neanche la farmacia e il medico condotto. Ai suoi abitanti l’ardua sentenza.

collino@cronacaqui.it

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