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Cultura
Il direttore editoriale Nicola Lagioia

Il Salone “impegnato”: «Non è un talk show. Parliamo con i libri..»

L’emergenza climatica, l’appello per la pace in Ucraina: «Ho cambiato la fiera. Le decisioni politiche? Le rispetto»

Ci siamo. Il Lingotto sta per riaprire i battenti, la squadra di Nicola Lagioia lavora «diciotto ore al giorno» per limare gli ultimi dettagli e affrontare un programma ambizioso, come sempre, ma anche suscettibile di polemiche, attacchi, in un momento in cui il mondo rischia il tracollo e gli appelli alla salvezza, come un tempo, potrebbero arrivare di nuovo dai libri.

La lectio inaugurale di Amitav Ghosh sull’ambiente, la casa della pace per la guerra in Ucraina: il Salone sembra dire «salviamo il mondo».
«In questi anni siamo stati duramente colpiti dall’apparizione di tre cosiddetti “cigni neri”: la crisi economica del 2008, poi la pandemia, e adesso la guerra. Sono eventi drammatici, ma la loro portata potrebbe essere inferiore rispetto a quella provocata dall’evento più controintuitivo di tutti, contrountuitivo perché per ora ne avvertiamo poco gli effetti sulla nostra quotidianità: il cambiamento climatico. Il cambiamento climatico e lo sfruttamento delle risorse avranno sempre più ricadute sul piano economico, geopolitico, sociale, potrebbero essere le micce accese delle prossime guerre. Dobbiamo intervenire, e per farlo dobbiamo ripensare il nostro posto nel mondo, prima fra tutte va ripensata l’idea di un antropocentrismo esasperato. È necessario un cambiamento di mentalità, simile, per portata, a quello che creò una frattura tra Medio Evo e inizio della modernità. La lezione con cui Amitav Ghosh aprirà il Salone va in questa direzione».

Tra gli ospiti anche figure dalle posizioni controcorrente, con molto risalto nelle discussioni di questi tempi tra social e talk show, come Donatella Di Cesare, lo storico Luciano Canfora… Non teme le polemiche di non essere “allineato”?
«Donatella Di Cesare presenterà il suo libro su Auschwitz edito da Bollati Boringhieri, e Luciano Canfora parlerà degli scritti politici di Aristotele e del suo libro sulle ultime “mutazioni” della democrazia italiana edito da Laterza. Gli incontri più interessanti, al Salone, sono quelli in cui gli autori parlano avendo come base i libri che hanno avuto il tempo di meditare e poi di scrivere, esattamente il contrario di ciò che accade nei talk show. Poi, ovviamente, Canfora e Di Cesare possono dire quello che vogliono, il Salone del Libro accoglie opinioni molto diverse tra loro, l’importante è alzare l’asticella della qualità e preservare la bibliodiversità. Che non significa non prendere posizione: siamo contrari a qualunque boicottaggio di autori e artisti russi, ma condanniamo con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, motivo per il quale al Salone non ci saranno invece rappresentanti del governo russo o istituzioni a esso legate».

Questo è un Salone di congedo, anche se il prossimo anno lei ci sarà ancora. Sa di aver compiuto una “mission impossible” per come era ridotta la kermesse?
«Beh, sì, ne sono consapevole. C’è stato il durissimo braccio di ferro con Milano, poi il fallimento della vecchia Fondazione, infine la pandemia. Siamo usciti da ognuna di queste sfide rafforzandoci. Quando sono arrivato, la fiera era data per spacciata, oggi il Salone è una delle due o tre manifestazioni editoriali più importanti in Europa. So di avere svolto un ruolo importante in tutto questo, ne sono orgoglioso, ma spartisco ogni merito in parti uguali con una squadra di lavoro incredibile che non finirò mai di ringraziare».

Dica la verità: non è un po’ seccato che invece di offrirle un nuovo contratto le abbiano detto di partecipare a un bando?
«Non commento le decisioni istituzionali. Le rispetto. Sette anni sono tanti alla guida del Salone, finirò nel 2023, congedarsi con questi risultati non è da tutti».

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