salone del libro attendance
Cultura
In cinque giorni sono stati quasi 170mila i visitatori

Il Salone fa il record e “sveglia” Torino: «Investa sulla fiera»

Viale: «Dobbiamo migliorare il Lingotto, ormai ha 40 anni. Tutta la città deve adeguarsi, i ristoranti chiudono presto»

Dopo Eurovision, anche il Salone lo dice chiaramente: Torino può essere internazionale, attrattiva, ma la città deve adeguarsi, a cominciare dai ristoranti. «Se noi chiudiamo alle ventuno, certi locali non possono chiudere le cucine alle ventidue…» ha suggerito infatti, ieri pomeriggio, Silvio Viale, presidente dell’associazione Torino città del libro. Parola d’ordine: migliorare i servizi (anche all’interno del Lingotto, però), «innalzare la qualità dell’accoglienza che offriamo». «Credo che questo Salone sia qualcosa di eccezionale – sono le parole del direttore Nicola Lagioia -. Gli stranieri, sempre più numerosi, mi hanno detto tante volte di non aver mai visto nulla del genere. Bisogna trattarlo bene e investire su di lui ancora, ne vale la pena».

Poco prima, il notaio Giulio Biino aveva aperto la famigerata busta gialla che aveva consegnato a se stesso, con il numero dei visitatori che avrebbe avuto il Salone: 160mila aveva scritto il notaio, 168.732 è il totale ufficiale. Record battuto (almeno nell’epoca in cui è terminato il “make up” di prassi dei tempi della Fondazione del libro). «Mai così tanti – ha detto Biino, ben lieto di aver perso, per difetto, la sua scommessa. «Abbiamo vinto la sfida, non noi ma il Salone del Libro». E al di là del pubblico pagante, ci sono i 1.900 eventi con oltre 90mila spettatori, i 900 editori, le mille persone al lavoro per il funzionamento della macchina della Fiera. «I numeri non bastano a raccontare il Salone che si sta chiudendo, il più grande di sempre. C’è anche qualcosa di impalpabile che non si può definire con numeri, ed è l’atmosfera che si respira qui – sempre Lagioia -. Questa non è una fiera, ma una comunità. In questi giorni qui si respirava un’aria di amicizia, di condivisione, di serenità, mentre fuori c’è tensione, rabbia, paura. I temi qui dentro erano gli stessi del fuori, la pandemia, la guerra, la paura della povertà, la crisi, ma la differenza è che qui non eravamo soli».

«Quest’anno accogliamo i numeri del Salone di Libro con commozione e orgoglio. Una vera esplosione di gioia – dice – l’assessore comunale alla Cultura di Torino, Rosanna Purchia -. Il Salone è ormai diventato un simbolo di Torino, una ricchezza, un patrimonio da trattare con grande cura. Hanno ragione il direttore Nicola Lagioia, i presidenti del Circolo dei Lettori, Giulio Biino, e dell’Associazione Torino Città del Libro, Silvio Viale: dobbiamo lavorare tutti insieme per preservare e sostenere la qualità e la bellezza di questa manifestazione, unica in Italia nel suo genere».

Da capire, quindi, come si dovrà intervenire, soprattutto in termini di accoglienza, come ricordava Viale, anche perché qualche criticità non è mancata: le aree food sull’asfalto possono essere migliorate (magari allestendo un bosco come quello dell’Oval, con piante e ghiaia), i bagni sono la solita criticità ma almeno sono puliti, e i posti a sedere sono una rarità. Un problema anche di struttura: «Fantastica, certo, ma ha pur sempre oltre quarant’anni. Dobbiamo fare un grosso lavoro per incrementare ulteriormente la qualità, anche con importanti investimenti sul Lingotto».

Commozione, orgoglio, foto di gruppo, poi l’appuntamento all’anno prossimo, dal 18 al 22 maggio 2023.

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