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Il Borghese

Il punto di partenza

Una legge non si giudica, la si rispetta. Non è possibile dire a priori se sia buona o cattiva, giusta o ingiusta. Sono le sue conseguenze a poter essere valutate. Ma anche in questi frangenti occorre ricordare la discrezionalità del giudizio: l’applicazione di una legge non da tutto nero o tutto bianco, senza alcuna sfumatura. Sarebbe facile, no? La legge dice una cosa e se sgarri paghi. Quello che farebbe quadrare l’equazione sarebbe solo un mondo perfetto. Va da sé che una persona onesta non viola scientemente la legge, né sfrutta le eventuali zone grigie. No, sono coloro che vivono di crimine a farlo. Dunque, prendendo a esempio i pusher del Valentino che tornano subito liberi, io dubito fortemente che dai barconi siano approdati qui solo grandi esperti del diritto italiano con l’ambizione di andare a spacciare in strada. No, quell’indottrinamento (principalmente una regola: poca droga addosso) arriva da chi ne mastica abbastanza e viene facile pensare che sia lo stesso soggetto che procura lo stupefacente, che amministra le risorse umane avendo cura di rimpiazzare velocemente i soldati arrestati (un bel po’ di incensurati per ottenere la condizionale) e via dicendo. Chiamatela mafia (nostrana, nigeriana, il risultato non cambia), malavita organizzata, non ha importanza: è solo la dimostrazione che occorre intervenire a monte. I controlli di strada, la presenza di poliziotti, carabinieri o vigili servono come presidio, deterrente, allo stesso modo in cui servono locali aperti, strade illuminate, la vita. Rifiutare le mafie, anche nelle minime “corrutele” di ogni giorno (il favore, la spintarella) è ciò che può fare il cittadino, il resto tocca allo Stato. Di modo che protegga i cittadini, senza essere costretto a fare leggi per aiutarli a difendersi da sé.

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