Nell'ultimo libro di Alessandro Mari la storia di un pugile alla ricerca di se stesso
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CRONACA DI LEI

Il pugile in crisi e la ragazza tra ring, amore e vendetta

Nell’ultimo romanzo di Alessandro Mari la storia di Milo Montero, campione del mondo che deve ritrovare se stesso

Nel pugilato c’è una vera e propria epica ed è fin troppo facile parlare di caduta e resurrezione, attingendo al campionario infinito della storia dello sport, della letteratura (dall’Iliade fino a Hemingway che sul ring ci salì persino), del cinema fin da “Lassù qualcuno mi ama”, la saga di Rocky, “Million dollar baby” o il più recente “Southpaw“. Più complicato forse è parlare di caduta, riscossa, tradimento, speranza. Passando per la vendetta, l’amore, la fragilità.

C’è tutto questo nel romanzo di Alessandro Mari “Cronaca di lei” (Feltrinelli, 17 euro), una storia che sa di sudore e linimenti, canfora e sangue, che ci porta sì sotto i riflettori nel momento più alto del trionfo del pugile protagonista, ma è maggiore il tempo in cui ci lascia nella penombra, nel buio di un ring deserto, di una palestra vuota, con il silenzio che è conseguenza della sconfitta.

Il pugile è Milo Montero, un ragazzo venuto dal nulla, dai primi pugni nel club di un dopolavoro ferroviario, che ha conquistato il titolo mondiale. C’è un clan attorno a lui, dalla sorella Irene che gli fa da manager al maestro, all’allenatore e nutrizionista, agli amici e ai parassiti. Ci sono gli sponsor e le iniziative commerciali, la linea di bibite energetiche e le catene di palestre, il team di arti marziali misti e il giovane campione da scoprire, da incoraggiare. Ci sono milioni in gioco. Ma il campione è stanco, è fragile: in un match di beneficenza ha incassato una brutta sconfitta e teme per il suo occhio, sottoposto a una delicata operazione tempo prima. Ha bisogno di lei, «la ragazza», per tornare grande. Lei lo ama, lo incanta, ne esorcizza le paure con un gesto particolare: copre il suo occhio sano, gli chiede «mi vedi?» e lui, coprendo a propria volta l’occhio di lei, dice «ti vedo». Vedersi dal di fuori, ma vedersi anche a vicenda, vedere la vita che ti arriva addosso come un diretto, un colpo alle reni, l’avversario da tenere a distanza o mandare al tappeto. Un rito, una frase magica che si ripete nei momenti dell’allenamento per la riconquista di un titolo, nelle fasi terribili delle frizioni del clan, nel momento del massimo dolore, quando la ragazza sarà divisa tra il suo amore per Milo e il sogno di vendetta per Sara, la sua migliore amica, suicida dopo essere stata stuprata in una festa tra nudità, cocaina e saune di lusso dal marito di Irene.

Una brutta storia che occorre mettere a tacere, perché nulla deve inceppare la macchina perfetta che consente di muovere milioni e milioni di euro, di mantenere l’intero clan, ma anche di consentire a Milo di rimanere al centro di tutto, sul tetto del mondo. La ragazza è un’anima divisa in due e proprio in questo passaggio lo dimostra maggiormente. Sempre ripetendo quel suo rituale, que ll’incantesimo che consente a Milo di ritrovare il suo colpo del ko, di mandare a terra l’avversario, ma lo conduce anche in una trappola nel momento della sfida massima. «Tu sei capace di amarmi anche se faccio schifo?» è la domanda suprema, quella posta nel momento in cui Milo non può vederla.

Un amore, un’epica che ci racconta lo scrittore Leo Ruffo, giovane omosessuale incasinato a sua volta in una storia d’amore complicata, chiamato a scrivere la biografia del campione. Testimone di tutto e di niente, sarà colui che dovrà raccontare un’altra vicenda, dopo il conteggio.

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