Mario Draghi (Depositphotos)
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Il Professore e l’allievo

Tutto è cominciato nel Salotto Ovale della Casa Bianca, in quel dialogo tra Mario Draghi e Joe Biden. Dialogo o soliloquio, perché a parlare, nel suo perfetto inglese, pare sia stato quasi sempre il nostro Premier. Che qui, nel ventre della grande finanza, può ostentare ancora la corona di presidente della Bce. Con un tema solo: la pace. Come necessità, ci perdonino i romantici, più che per quello spirito di umanità che accompagna da quasi tre mesi di noi semplici cittadini. Come dire vanno bene le sanzioni per punire l’invasore, e anche le armi per proteggere un Paese violato nella sua democrazia. Ma la faccenda va fermata, o sarà una catastrofe. Parte di qui, almeno crediamo, il piano della Farnesina che ieri il nostro ministro degli esteri Di Maio, ha illustrato ai 45 colleghi europei. Pace in 4 punti, a cominciare dal cessate il fuoco per arrivare alla neutralità dell’Ucraina senza entrare nella Nato, alle risoluzione dei problemi di Dombass e Crimea, ad un nuovo patto per la sicurezza europea e internazionale. Tutto logico, sulla carta. E se non verrà accolta dagli applausi anche da parte della Ucraina (Putin, per bocca dello stesso Draghi è “un muro”) almeno è un inizio. E l’Italia, tra tanti silenzi ha fatto la sua parte. Un sasso nello stagno? Forse solo questo. Perché nella realtà si potrà parlare di neutralità con Zelensky, ma sul Dombass e sulla Crimea gli interessi dei due contendenti sono inconciliabili. E nessuno, fino ad oggi – anche a costo della perdita di decine di migliaia di vite da una parte e dall’altra – ha mai ceduto di un passo. Resterebbe, per cominciare, almeno un cessate il fuoco, con relativi corridoi umanitari e lo sbocco di derrate alimentari che rischiano di creare la prima, vera carestia nel mondo dei paesi più fragili. Se è vero che i capi degli eserciti russi e ucraini si sono parlati, dal colloquio non ci pare sia uscito nulla di positivo. E allora? Bisogna accontentarci del primo passo. E, magari, al di là degli applausi dei ministri, cercare un consenso vero. E sappiamo quanto sia complicato.

beppe.fossati@cronacaqui.it

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