Mario Draghi (foto: @360ber - Depositphotos)
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Il pallone non è di Draghi

Sono una persona semplice: forse per questo fatico a capire i motivi reali delle dimissioni di Mario Draghi. Andiamo con ordine: di fatto non è sfiduciato e difficilmente lo sarà – anzi, se chiedesse la fiducia mercoledì la otterrebbe, vista la quantità di defezioni annunciate nel Movimento 5Stelle di Conte -; ha i numeri per far approvare tutte le manovre finanziarie, i provvedimenti etc etc che il governo ha in agenda; non si è dimesso un mese fa quando Italia Viva – ok, numeri differenti, ma è il concetto che conta – ha detto no alla riforma Cartabia. Dunque, quali sono le ragioni? Pensava forse che un governo dalle anime così diverse – centrosinistra, leghisti, grillini – potesse votare sempre compatto su ogni provvedimento? E per quale ragione? Perché c’è lui, il Migliore, l’Uomo Forte, al comando? Ci ha già sbattuto il muso un altro Mario, a suo tempo, ossia Monti. Draghi vada a controllare cosa hanno dovuto accettare altri presidenti del Consiglio per tenere in piedi la baracca e pensi che siamo in democrazia e la politica è mediazione, accordo, alle volte scontro. Se non gli piace, faccia passare tutti i provvedimenti con Dpcm come il suo predecessore… Per evitare danni, mezza Italia si sta mobilitando: mille sindaci lanciano l’appello, si uniscono medici, imprenditori – avevate dubbi? -, mercati, camionisti e via dicendo. Voleva questo, la rassicurazione che si dà a chi minaccia di lasciare la partita e portare via il pallone? Nel caso, ricordi che, al limite, il pallone è del presidente Sergio Mattarella.

andrea.monticone@cronacaqui.it

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