massimo cacciari
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Il filosofo Massimo Cacciari ieri al Salone

«Il pacifismo? Inutile. L’Europa ora è la Nato ed è colpa dei politici»

L’analisi delle crisi a partire dal saggio su Musil e da Kundera: «Draghi? Si preoccupi di politiche fiscali e di conflitti sociali»

Non è mai stata serena l’Europa, neppure ai tempi di Musil, come sembra dire il filosofo Massimo Cacciari, nel suo ultimo libro “Paradiso e naufragio” (Einaudi), presentato ieri al Salone, un’analisi partendo da “L’uomo senza qualità” di Musil, ma che offre spunti e analisi per la crisi di oggi dell’Europa. Contro cui non serve il pacifismo, ma in compenso manca l’intelligenza per fermare la guerra.

C’è attualità nella sua lezione, partendo da questo libro, professore?
«È un saggio anche su una crisi europea che è al centro di quella narrazione, sull’atteggiamento della cultura europea di fronte all’avvicinarsi di una catastrofe e mette in evidenza tutte le contraddizioni, le miserie, le incomprensioni che caratterizzavano quell’Europa. Forse una qualche attualità si può anche vedere…».

Ecco, questo è il tema: c’è un pericolo per l’Europa? Adesso è stato anche ripubblicato un saggio di Milan Kundera che già trent’anni fa suonava come un avvertimento sinistro all’Europa.
«In quei due saggi, Kundera difendeva questa Europa delle nazioni, di una certa area, un’Europa delle lingue, di tutto ciò che poteva intendersi o anche fraintendersi, il problema è che non è più così. L’Europa attuale è un’Europa dove queste mozioni sono nazionaliste, dove le nazioni sono private di una possibilità di una vera intesa fra loro»

Non corriamo il rischio, adesso, che al concetto di Europa si sovrapponga quello di Nato?
«In parte è inevitabile: se c’è una guerra, a prendere le decisioni sono gli organismi che fanno la guerra. Ma perché si è giunti a questo? Ovvio che in tempo di guerra comandano i guerrieri. Ma come ci siamo arrivati? Come mai siamo arrivati alla guerra? Le responsabilità sono molteplici, tra cui quella della politica europea che nulla ha fatto per evitare questa tragedia»

Ora, dirsi pacifisti sembra essere diventata una parolaccia…
«Pacifismo… il pacifismo è una parola che non significa niente. Non è che la prospettiva della guerra sia eliminabile. Fintanto che ci saranno uomini ci saranno nemici, bisogna saperlo, anche con un certo disincanto. Non è questione di essere pacifisti: è assurdo questo “ismo” attaccato alla guerra. Bisogna “fare” la pace, ecco. E per fare la pace ed evitare la guerra bisogna essere intelligenti, capire le possibilità della trattativa, trovare un accordo… A volte fare la pace è impossibile, o per lo meno così è avvenuto spesso nella storia dell’umanità. Dualismo, militarismo, pacifismo… Tutti gli “ismi” sono assurdi. Puoi fare un grumo di cose molto differenti al loro interno. Questa è la lezione di Musil, fra l’altro».

In questo momento, Draghi e la politica italiana stanno sbagliando qualcosa?
«Sa, la politica estera italiana vale poco. Non stanno facendo quello che dovrebbero: paradisi fiscali, conflitti sociali, sono questi i temi su cui dovrebbero intervenire».

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