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Cronaca
I FUNERALI IN DUOMO. L’ultimo saluto a Filippo di 20 anni

Il monito di Nosiglia: «Non si può speculare sulla vita di chi lavora» [VIDEO]

Con mamma Rita, papà Domenico e il fratello Giuseppe, in chiesa centinaia di amici e colleghi della giovane vittima

Il feretro di Filippo Falotico, 20 anni, il giovane gruista deceduto sabato scorso in via Genova, è stato accompagnato alla cattedra di San Giovanni Battista in Duomo da mamma Rita e papà Domenico che hanno seguito la funzione officiata dall’arcivescovo Cesare Nosiglia, con grande dignità e compostezza. Accanto a loro l’altro figlio, Giuseppe, che ha perso il «suo fratellino». La somiglianza tra i due è sorprendente. Dopo le esequie un’amica lo abbraccia e gli sussurra: «È come se stringessi Filippo». È stata una cerimonia sobria, hanno partecipato molti giovani. I lamenti per il dolore e le richieste di giustizia, non sono state espresse a parole, ma con le lacrime di tutti. «Istituzioni e organismi di controllo – ha detto Nosiglia nell’omelia -, non possono restare inermi di fronte a questa guerra dichiarata. È inaccettabile che in un Paese che vuole essere tra i più avanzati si debbano registrare così tanti incidenti sul lavoro». Poi l’arcivescovo ha aggiunto: «Le domande sono doverose, perché è un problema vasto e generale: non si può risparmiare sulla vita non si può speculare sulla sicurezza del lavoro, che è un diritto. Le inchieste delle magistrature hanno il compito di stabilire le cause specifiche per ciascuno di questi episodi, ma è evidente che c’è un problema ben più vasto e generale, che coinvolge l’intero sistema sociale ed economico. C’è bisogno, mi pare, di una adeguata legislazione, e di tutti quegli investimenti negli organismi di controllo affinché le leggi vengano applicate». Nosiglia ha poi proseguito: «C’è anche una questione di mentalità, occorre comprendere che i costi della sicurezza sono il vero risparmio, sono il vero investimento, tanto per gli imprenditori che per i committenti e i lavoratori stessi. Non si può risparmiare sulla vita, non si può, addirittura, speculare sulla vita altrui. C’è un diritto al lavoro, oggi già così difficile da attuare; e c’è anche un diritto alla sicurezza del lavoro, che appare ancor più lontano da realizzare. Anche per questo, nei giorni scorsi, ho parlato di vergogna. Perché le istituzioni, come i politici e le agenzie di controllo, non possono rimanere ignavi e inerti di fronte a questa ’guerra non dichiarata’ della sicurezza sul lavoro». L’arcivescovo ha concluso l’omelia sottolineando come «il lutto della città, il ritrovarsi in cattedrale oggi sono segnali importanti, perché dicono che non dimenticheremo, che non vogliamo dimenticare. Come non dimentichiamo i morti della Thyssen di 14 anni fa, e tutti gli altri che purtroppo si sono succeduti». Alla termine della cerimonia, gli amici di Filippo hanno liberato alcuni palloncini bianchi con la scritta «Fai buon viaggio», nel ricordo del giovane gruista, mentre l’auto con il feretro iniziava un lungo viaggio verso la Basilicata, dove Filippo è stato tumulato nella tomba di famiglia. Tra le autorità presenti in Duomo, il sindaco della città Stefano Lo Russo, il prefetto Raffaele Ruberto, il comandante dei vigili del fuoco Agatino Carrolo, gli assessori comunali Francesco Tresso e Gianna Pentenero, l’assessore regionale Andrea Tronzano. L’intera città era rappresentata, non c’erano i magistrati impegnati nelle indagini, ma c’è chi ha ricordato che Raffaele Guriniello si recò ai funerali Thyssen e chi ha rammentato che durante gli anni di piombo, Giancarlo Caselli non mancò mai alle esequie delle vittime. Mentre l’ultimo magistrato che si ricorda presente ad un funerale, è stato Giuseppe Ferrando alle esequie della povera Gloria Rosboch.

 

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