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Buonanotte

Il mondo senza date

Ieri era l’otto settembre, data che a molti giovani non dice nulla, ma ai vecchi sì: è il giorno in cui Badoglio firmò l’infausto e pasticciato armistizio che consegnò nel 1943 l’Italia ai tedeschi.

Il Comune di Grazzano porta ancora il suo nome, anche se i partigiani cantavano “O Badoglio, o Pietro Badoglio, ingrassato dal Fascio Littorio, col tuo degno compare Vittorio ci hai già rotto abbastanza i coglion…”

Ma settembre ha altre ricorrenze: fra poco sarà l’11, data che stavolta i giovani ricordano, la strage delle torri gemelle. Poi il 20, che dà il nome a molte vie d’Italia, ma che in pochi ormai sanno essere il giorno della presa di Porta Pia nel 1870, e della fine del potere temporale dei Papi.

E così via, numero e mese, chi sa sa, e chi non sa pazienza. Il 25 aprile e il 2 giugno si salvano dall’oblìo perché sono ancora di vacanza, ma il 24 maggio (“Il Piave mormorava…”, entrata dell’Italia in guerra nel 1915) e il 4 novembre (anniversario della vittoria nel 1918) sono già dimenticati dai più, come il 5 maggio (“Ei fu siccome immobile…”, morte di Napoleone) e tanti altri.

L’anno è punteggiato di date importanti, pubbliche e private, anniversari, compleanni, santi, madonne, tutte destinate prima o poi all’oblìo.

Mi ha sempre colpito pensare come la storia abbia continuato a fluire, lenta e inesorabile come un ghiacciaio, anche durante le peggiori tragedie, guerre, pestilenze, catastrofi.

C’è sempre stato un panettiere che si alzava di notte per preparare il pane, un contadino per mungere, “un cuoco a Salò” (F. De Gregori), un maestro e degli allievi per andare a scuola, un prete per dire messa e mille, mille mamme per badare alla famiglia. È quello, il mondo senza date.

collino@cronacaqui.it

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