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Il mobbing orizzontale

L’Associazione Italiana per la Direzione del Personale e l’Università Cattolica di Milano hanno svolto una ricerca tra circa 600 capi del personale sul bullismo aziendale: prepotenze, strategie verbali o fisiche d’intimidazione e sottomissione di colleghi sul posto di lavoro. Ed hanno scoperto l’acqua calda: 30% degli intervistati ha ammesso che esso esiste. Il 40% delle vittime sono donne, e il 23% giovani. Esiste, dunque. Ma dalla preistoria. Sono strategie recentemente codificate con precisione, ma che tutti conosciamo anche senza averle studiate su un manuale. Trucchi che servono ad assumere il comando di un gruppo, un’associazione, un ufficio. Si comincia a provarci (ma come ti sei vestito?) per vedere chi subisce e chi ti manda a stendere. Col primo si passa a strategie più subdole, sottolineando ogni sua pecca (ma arrivi sempre tardi!) togliendogli la parola (non dire cazzate!) mentre parla, fingendo di non ricordarsi (o storpiando) il suo cognome, non salutandolo se non saluta prima lui, non invitandolo alle riunioni, facendogli rifare lavori benfatti, chiedendogli con autorità piccoli servizi (passami quel dossier, versami da bere, portami un caffè) ecc. finché si appecora. A cosa credete che servano pedane, cattedre e podii se non a far sentire inferiore chi ascolta? Giulio De Benedetti, direttore de La Stampa dal ‘48 al ‘68, non teneva sedie nel suo ufficio per costringere tutti i suoi interlocutori a stare in piedi. Ma aveva dietro di sé esempi millenari di capi che pretendevano pure inchini e genuflessioni. Le stesse strategie si osservano nei branchi di animali, ma loro sono onesti, e dopo poche schermaglie passano alla lotta fisica. Noi siamo solo più subdoli.

collino@cronacaqui.it

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