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REGGIA DI VENARIA

«Il mito della motocicletta è un’arte»

Al via “Easy Rider”, la mostra curata da Beatrice con decine di modelli leggendari

Dietro ad ognuna di queste c’è un nome importante, una storia da raccontare. C’è il leggendario chopper guidato da Peter Fonda in “Easy Rider”, uno dei simboli della rivoluzione hippie; la Triumph Bonneville che Steve McQueen guidava in “La grande fuga”; la Ossa Enduro di Terence Hill e Bud Spencer in “…Altrimenti ci arrabbiamo!”. C’è la mitica Vespa di Bettinelli che ha percorso 24.000 km da Roma a Saigon, le special che hanno attraversato il deserto di sabbia della Parigi-Dakar, la MV Agusta di Giacomo Agostini, la Yamaha di Valentino Rossi, la Ducati di Casey Stoner e altro ancora. Per gli appassionati delle due ruote e non solo si apre oggi alla Reggia di Venaria la mostra “Easy Rider. Il mito della motocicletta come arte”, curata da Luca Beatrice, Arnaldo Colasanti e Stefano Fassone e prodotta e organizzata da Arthemisia e Consorzio delle Residenze Reali.

La Reggia di Venaria come il Guggenheim di New York. Fu il museo americano ad aprire per la prima volta vent’anni fa, nel 1998, le porte alle due ruote con la rassegna “The art of the Motorcycle”, « una rassegna rivoluzionaria per l’epoca – afferma Beatrice -, che nonostante le critiche di alcuni puristi, si rivelò un grandissimo successo, con 4 mila visitatori in media al giorno». Ma la mostra del Guggenheim rappresenta solo il punto di partenza di quella di Venaria. «Questa che proponiamo – aggiunge il curatore – vuole essere diversa, abbiamo infatti voluto relazionarla con l’arte. Siamo comunque in un museo e dobbiamo tener conto che la moto non è solo un mezzo di trasporto ma ha una ricaduta sociale, crea dei rapporti con il design, con il cinema, con il costume, con l’arte appunto. Non è presentata secondo un ordine cronologico, ma per temi».

Nove le sezioni in cui si articola l’esposizione allestita fino al 24 febbraio prossimo negli spazi della Citroniera: “Stile, forma e design italiano”, “Il Giappone e la tecnologia”, “Il mal d’Africa”, “ Off road fango”, “ Café racer”, “Sì viaggiare”, “Il mito americano”, “La velocità”, “La moto e il cinema”. In mostra cinquanta modelli che dialogano con opere d’arte contemporanea, con l’“Autoritratto sulla moto” di Antonio Ligabue, “Ac-celerazione” di Mario Merz , “9mq di pozzanghere” (1967) di Pino Pascali. La grande scultura Vejo di Giuliano Vangi , le fotografie inedite di Gianni Piacentino “High Speed Memories”, lavori di Alighiero Boetti. «Una vera chicca è rappresentata dai dipinti di Paul Simonon, ex bassista dei Clash, appassionato collezionista di moto – è ancora Beatrice -, si tratta di dipinti che vengono esposti per la prima volta in Italia». E poi ancora fotografie, libri e locandine di cinema.

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