Foto di repertorio (Depositphotos)
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Il messaggio di Stellantis

Stellantis chiama, il governo ascolta e non risponde (tutti troppo presi dal totoQuirinale). Torino chiama, il governo tace e forse fa orecchie da mercante. Compie un anno di vita Stellantis, il maxigruppo mondiale che porta con sé i destini di quella che un tempo era la Fiat. E per l’occasione, l’amministratore delegato Carlos Tavares fa diffondere una nota, indirizzata anche ai dipendenti oltre che agli addetti ai lavori, per rimarcare come ci sia ancora «molto da fare per continuare a migliorare la nostra nuova azienda, ma siamo sulla buona strada. Sapremo cogliere le opportunità lungo la strada, facendo in modo che le nostre stelle continuino a brillare». «Ma le stelle a Torino non brillano più» gli risponde Edi Lazzi della Fiom, ponendo l’accento su un altro “compleanno”, anzi una vera e propria era: «Entriamo ormai nel quindicesimo anno consecutivo di utilizzo degli ammortizzatori sociali» dice ancora Lazzi. Questo nonostante Mirafiori sia in pratica l’unico stabilimento italiano che “tira”, per merito della produzione della 500 Bev, quella elettrica, il veicolo alfiere della svolta green del settore automotive. Una svolta su cui Tavares torna ancora una volta: dopo aver già detto che i produttori sono stati costretti ad anticipare i loro piani, per la volontà politica degli Stati, e per questa ragione sarebbe necessario supportarli (leggi: dateci incentivi all’acquisto di auto elettriche per almeno cinque anni), oggi dice che «non è una coincidenza che Stellantis sia nata proprio quando il mondo richiede un nuovo tipo di approccio, che sospinga questo imperativo umano fornendo una libertà di mobilità pulita, connessa, accessibile e sicura per tutti». Accessibile a tutti, esatto: al momento, invece, le auto elettriche costano quasi il 50 per cento in più di quelle a motore termico, ecco la ragione della richiesta di incentivi. Quella dell’automotive è comunque la si guardi una rivoluzione: non per niente Tavares parla di una «trasformazione tecnologica» e pone l’accento sulle partnership finanziarie e industriali (come quella con Amazon) sviluppate in questi mesi, tramite il consolidamento di tutti i marchi del gruppo che riunisce Fca e Psa, sui dieci modelli lanciati, i 30 miliardi di dollari di investimenti annunciati. Ricordando sempre che il primo di marzo sarà svelato il tanto atteso piano industriale.

Ed è su questo che gli analisti concentrano l’attenzione. Perché Tavares ha sempre sostenuto che le fabbriche italiane costano più di quelle francesi (in nome dell’ottimizzazione, difatti, il polo del lusso di Grugliasco chiuderà) e, in una intervista al Corriere della Sera, ha detto: «Chiudere fabbriche in Europa? Se posso evitarlo, lo eviterò». Ma l’obiettivo è aumentare la produttività del 10 per cento, adottando quelle che in termine tecnico si definiscono “best practices” (ottimizzazione dei costi, tagli di ciò che non rende, snellimento). Quando? «Ne parliamo a fine 2022». Un messaggio ai naviganti.

Così lo interpreta per esempio Giorgio Airaudo della Fiom: «È in corso una campagna di comunicazione dedicata all’Italia da parte dell’amministratore delegato di Stellantis Tavares: si è passati dai quotidiani di Gedi, controllata dal comune azionista Exor, all’intervista al Corriere della sera. Sono avvisi all’Italia. Il governo e gli enti locali, in attesa dell’elezione del presidente della Repubblica, si occupino del futuro industriale dell’auto che resta una delle risorse per Paese». Il segretario generale Fiom Piemonte dice che «Stellantis è in pressing sul governo per gli incentivi alle auto elettriche e ibride. Non è possibile confrontarsi con una multinazionale, uno dei cinque produttori di auto più importanti al mondo, limitandosi a raccogliere le sua richieste senza un piano nazionale per l’auto che preveda sostegno al settore, anche per i componentisti su cui vengono scaricati risparmi e costi e rischiano di pagare il prezzo più alto. Serve un piano che concordi gli investimenti in Italia per tutti i siti. Non possiamo sapere dai giornali che l’accordo per la Gigafactory di Termoli non è completato, la domanda è cosa faccia il ministro della Transizione ecologica». E ancora: «Di fronte all’evocazione ripetuta del rischio di problemi sociali è necessario che il governo adotti, a fianco del piano, ammortizzatori sociali utili a riconvertire competenze professionali dal termico all’elettrico, a impedire i licenziamenti. Non possiamo restare appesi a decisioni unilaterali che saranno annunciate a fine anno, non permetteremo che il conto lo paghino i lavoratori».
andrea.monticone@cronacaqui.it

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