COVID-19 Lockdown. Depressed lonely little girl with face mask looking through the window during quarantine. Sad sick child in self isolation at home. Coronavirusu outbreak and children mental health.
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Il lockdown psicologico

All’inizio c’era chi cantava sui balconi, chi imparava a fare il pane in casa, chi esultava vedendo le acque chiare dei fiumi pensando come l’ambiente traesse beneficio dalla clausura forzata degli esseri umani con le loro auto, barche, fabbriche e via dicendo… Erano i tempi di «andrà tutto bene». Col cavolo. Abbiamo affrontato il primo lockdown convinti che fosse per un bene superiore – e forse lo era – e che sarebbe durata poco, che la bufera sarebbe passata. Invece… beh dove siamo lo vedete tutti. Dopo due anni di pandemia, non siamo più speranzosi ma piuttosto arrabbiati o depressi. E già siamo contenti di essere vivi. Ma lockdown, didattica a distanza e varie restrizioni stanno giocano a birilli con la nostra psiche e soprattutto quella dei più piccoli: depressione, ansia come effetti primari, e lo certifica uno studio dell’University College London – ok, viene dall’Inghilterra dove il concetto di restrizioni è un filo diverso, ma adesso sembrano addirittura decisi a mollarle del tutto e inaugurare una nuova “normalità” in coabitazione con il virus, tanto vale che li ascoltiamo, no? – che raccoglie i dati di trentasei paesi. Attività fisica dimezzata, relazioni sociali differenti, le conseguenze del peggioramento dello stile di vita di tutta la famiglia: anche questo va considerato. Sono situazioni forse meno considerate del tracollo economico cui andremo incontro, ma per cui non ci sono ristori che bastino. «È difficile tenere aperte le scuole» dice l’assessore Icardi. Certo che è difficile, ma lo è anche far funzionare gli ospedali. Ma va fatto. In condizioni di sicurezza, se possibile. Ed è qui che casca l’asino: perché chiudere è una scelta molto più facile, come azionare un interruttore. Ma se spegni la luce, non è che il problema sparisce. E la psiche dei ragazzi non ha interruttori da riattivare.

andrea.monticone@cronacaqui.it

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