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LETTERE DAL DESERTO

Il libro del monaco Carretto per il cowboy di Terence Hill

Un viaggio in sella all’Harley Davidson fino in Almeria

Thomas è un cowboy moderno, attempato e solitario. Non ha un cavallo, ma una Harley Davidson, con cui parte alla volta del deserto di Almeria. Un luogo non a caso quello scelto da Terence Hill, protagonista, regista e anche produttore di un film che anni fa nessuno voleva. Perché in quel deserto ci sono le “città” usate come set di tanti spaghetti western (lo stesso Hill vi ha girato “Dio perdona io no” con Bud Spencer), omaggiate peraltro anche da Salvatores nel suo “Marrakesh express“. Thomas sceglie il deserto per ritrovare se stesso. «Io viaggio solo» ripete continuamente, anche se non potrà fare a meno di una imprevista e affascinante accompagnatrice, la giovane Veronica Benedetta Bitto. All’inizio del film Thomas Terence è sdraiato su una sedia da barbiere, mentre un gatto gli passa sotto e un’aquila lo sorvola. Una ambientazione che più classica non potrebbe essere. Poi non sella un cavallo, ma appunto mette in moto la Harley. E parte con un bagaglio particolare, un libro. E’ anche per leggere questo libro che sceglie il deserto. Il libro in questione, che viene mostrato nel film in una delle prime scene, si intitola “Lettere dal deserto” (Editrice La Scuola, 13,50 euro) ed è stato scritto da Carlo Carretto, scomparso nel 1988, dirigente di Azione cattolica, insegnante e monaco. Carretto era nato nel 1910 in una famiglia di contadini langaroli che poi si era trasferita a Torino. Terzo di sei figli, quattro dei quali si faranno religiosi, Carretto frequenta un oratorio salesiano che avrà molta influenza sulla sua formazione. Carlo a 18 anni insegna come maestro elementare a Gattinara e milita poi nel settore giovanile dell’Azione Cattolica. Laureatosi in filosofia, nel 1940, dopo aver vinto un concorso, viene inviato come Direttore didattico a Bono in Sardegna. Ma l’incarico dura poco: a causa dei contrasti col regime fascista, dovuti al suo insegnamento e per l’influsso che questo esercita anche al di fuori della scuola nei giovani, viene inviato al confino a Isili e poi rimandato in Piemonte. Qui gli viene consentito di riprendere il suo lavoro come direttore didattico a Condove, in Valle di Susa. Nel dopoguerra è presidente nazionale della Gioventù Italiana di Azione Cattolica (GIAC) e nel 1949 con l’amico Enrico Dossi dà vita, al CTG, il Centro turistico giovanile, di cui sarà il primo presidente nazionale. Deluso dalla politica, entra a far parte della congregazione religiosa dei Piccoli Fratelli di Gesù fondata da René Voillaume e ispirata dalla figura di Charles de Foucauld. L’8 dicembre 1954 parte per l’Algeria, per il noviziato di El Abiodh, vicino ad Orano; per dieci anni vivrà una vita eremitica nel Sahara, fatta di preghiera, silenzio e lavoro, esperienza che esprimerà per l’appunto in “Lettere dal deserto”. Ma il film prende spunto solo parzialmente dal libro, spiega Terence Hill: «Me l’ha prestato mia moglie vent’anni fa. Ed è da dieci anni che cerco di fare questo film. All’inizio nessuno voleva produrlo. Ci ho messo dentro anche un bel po’ di soldi nostri» dice l’attore e regista.

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