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Il Borghese

Il lavoro dimenticato

Primo maggio fuori dalla recessione. Lo dice l’Istat, lo aveva previsto Bankitalia. Il vicepremier Di Maio dice che possiamo anche fare festa. Ma con un +0,2 per cento bisognare attenzione anche con i sospiri di sollievo, perché i castelli di carte fanno in fretta a crollare. Siamo passati in pochi mesi dalla “recessione tecnica” alla ripresa? Per ora paiono più montagne russe come nella lotta per la salvezza in un campionato di calcio. Aggiungiamo questo dato (che comunque rappresenta una crescita inferiore a quella dell’Eurozona) agli altri che dobbiamo mettere in fila per questo Primo Maggio, assieme all’elenco dei tavoli di crisi aperti per quelle aziende che chiudono o delocalizzano (insomma, licenziano), con i numeri dei fallimenti sul territorio, la percentuale dei disoccupati, la quota sempre maggiore di contratti a tempo determinato o addirittura atipici, il disavanzo tra la paga media di una donna e quella dei suoi colleghi maschi (senza dimenticare gli ostacoli all’avanzamento di carriera), il caporalato che non si è mai estinto, gli infortuni perché nonostante sia stato fatto tanto in cantiere e in fabbrica si muore ancora, le devastazioni ambientali di Casale e di Taranto. Poi magari io sarò molto distratto, ma giuro che non ho ancora capito se tra le varie emergenze che questo governo si inventa ce ne sia anche una che riguarda il lavoro. A parte annunci (come al solito) sui fattorini in bici e sulla «povertà sconfitta» con l’elemosina di stato (peccato che poi arrivino gli importi veri, non quelli millantati), i “navigator” e i libri dei sogni. Sia mai che il Primo maggio porti consiglio…

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