ordigni bellici lago
Cronaca
Il livello dell’acqua è sceso a causa della siccità

Il lago in secca riporta alla luce cinque bombe: il blitz degli artificieri

L’allarme sicurezza del sindaco: «Di notte hanno strappato i cartelloni con il divieto di ingresso nell’oasi naturale»

Potrebbe rendersi necessario un monitoraggio dell’area della palude del lago di Candia, tra la sede della società canottieri e l’ex chalet di caccia di proprietà privata, utilizzato dall’associazione il Tarabuso, per scoprire l’eventuale presenza di altri ordigni bellici risalenti alla seconda guerra mondiale, dopo i cinque emersi nelle scorse settimane, complice la siccità che ha abbassato il livello del bacino lacustre. Intanto anche a Cesana ieri è stata fatta brillare una bomba a mano della Seconda guerra mondiale, ritrovata da un automobilista sul ciglio di una strada. A Candia il sindaco Mario Mottino ha richiesto alla Regione un urgente intervento di bonifica. Intanto due ordinanze del Comune vietano l’ingresso, sia da terra che con le imbarcazioni, nell’area dello chalet. «Ma gli avvisi affissi in diversi punti ed emessi per la salute e l’incolumità delle persone – dice Mottino, che ha presentato denuncia ai carabinieri ed informato il prefetto – sono stati strappati da mani ignote. Un gesto vigliacco che potrebbe mettere in serio pericolo la sicurezza di turisti e visitatori. Inoltre le ordinanze erano affisse su terreni del Comune, dove in nessuno di essi esiste diritto di superficie, area centro visite compresa». Nell’area c’è il rischio di trovare altri ordigni, funzionanti e in grado di esplodere. In realtà la palude e il lago fanno parte del parco provinciale di Candia e la gestione compete alla Città metropolitana di Torino. Era luglio quando tre proiettili di mortaio erano emersi nell’area della società canottieri, poi rimossi dagli artificieri del nucleo di La Spezia, e fatti brillare. Un quarto ordigno di quelli utilizzati per la contraerea, era stato ritrovato una settimana dopo. A veder riaffiorare i primi tre proiettili della lunghezza di un metro, era stato un componente della troupe impegnata nelle riprese del film “L’uomo della strada”. «Gli storici sanno che all’epoca del secondo conflitto mondiale – ricorda Mottino – i tedeschi in ritirata dal Canavese, avevano gettato armi, e munizioni nelle acque del lago: un fatto poi documentato da un’ispezione con un geo radar, effettuata negli Anni ’90 dal Politecnico. L’abbassamento del lago di un metro e mezzo, a causa della siccità, e le correnti hanno fatto riaffiorare i quattro ordigni che non erano più funzionanti, ma che comunque andavano rimossi in sicurezza da personale esperto». Negli ultimi giorni, artificieri ancora all’opera per l’ennesima bomba ritrovata tra la melma sulla sponda a Nord del lago.

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