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L’APPELLO

Il grido d’allarme di Confesercenti: “In un anno perse 837 attività commerciali, serve un tavolo di crisi”

La proposta di Giancarlo Banchieri: “Dimezziamo Tari, Tasi e Cosap per i negozi di vicinato e per i mercati”

“Serve un tavolo di crisi per il commercio“. E’ l’appello che Confesercenti lancia a Regione, Comune e Città metropolitana di Torino snocciolando i numeridi una crisi che parla di 837 attività commercialio perse in un anno. I “numeri del commercio e la chiusura alla quale è stata costretta la libreria Paravia ci dicono che il tempo è scaduto e che bisogna fare qualcosa subito” tuona Giancarlo Banchieri, presidente di Confesercenti. Da qui la necessità di uno “strumento come un tavolo di crisi che coinvolga le istituzioni, le associazioni di categoria delle imprese e i sindacati dei lavoratori”.

IL TRISTE ELENCO DELLA CRISI
In media, è il triste elenco del cahier de doléance, “ogni punto vendita occupa 2,4 addetti tra titolari e dipendenti: la perdita di 837 imprese del commercio nel 2019 a Torino e provincia (dati della Cciaa) ha dunque generato oltre 2miladisoccupati. E questo succede da ormai dieci anni”.

COME UNA MDIA AZIENDA CHE CHIUDE
Una crisi aziendale, viene rimarcato, “di cui nessuno parla perché ‘non si vede’. Non si tratta di singole fabbriche, su cui giustamente si concentra l’attenzione, come dimostra il dibattito di queste settimane sugli organi di stampa, ma di tantissimi piccoli casi diffusi sul territorio”. Insieme, però, è la drammatica disamina “rappresentano una perdita di posti di lavoro pari o superiore a quella di una media azienda che chiude. E allora – fatte la debite differenze di settore e di normativa – l’approccio deve essere lo stesso. Dal tavolo dovranno venire misure per salvaguardare il tessuto dei piccoli negozi e dei mercati della nostra città”.

VIA TARI, TASI E COSAP
“Nell’immediato – prosegue Banchieri – proponiamo il dimezzamento di Tari, Tasi e Cosap per i negozi di vicinato e per i mercati. I soldi li si ricavino dall’aumento di questi tributi per la grande distribuzione e dall’aumento degli oneri di urbanizzazione per le piattaforme logistiche dei giganti del web, che vanno considerate attività di vendita a tutti gli effetti. Si tratta di una misura non sufficiente, ma senza dubbio darebbe subito un po’ di respiro a tante imprese a rischio chiusura e non sarebbe poca cosa, visto che – ad esempio – la Tari negli ultimi dieci anni è aumentata in media del 76% e la tariffa di Torino è fra le più alte d’Italia”.

LE PROPOSTE PER LE LIBRERIE
Poi, sottolinea ancora il presidente di Confcommercio, “il tavolo dovrà mettere in campo un più complessivo piano di rilancio per il commercio di vicinato. Per le librerie, in particolare, proponiamo anche robusti sgravi fiscali sull’affitto dei muri e il vincolo di destinazione d’uso dei locali. Troppe volte abbiamo visto sorgere l’ennesimo punto vendita di una catena al posto di una libreria: non deve più succedere. E intanto speriamo che venga approvata presto la legge che limita al 5% lo sconto sul prezzo dei libri ancora ferma al Senato”.

DITO PUNTATO CONTRO I GIGANTI DEL WEB
“Non mi rassegno alla prospettiva di vie completamente svuotate di negozi e percorse incessantemente dai furgoni dei corrieri che consegnano i prodotti ordinati sul web. Non può e non deve essere questo il futuro delle nostre città: che non lo sia è interesse di tutti, non solo dei commercianti. La vivibilità di vie e quartieri è garantita da un commercio diffuso: finora la politica lo ha solo detto, d’ora in poi si impegni a garantirlo con decisioni e comportamenti concreti”.

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