torino vuole draghi 8
Il Borghese
L’EDITORIALE

Il governo dell’aiuola

Il sindaco faccia il sindaco: lasci stare il Parlamento, ché abbiamo le aiuole da rasare e i rifiuti da raccogliere in centro. Ecco, più o meno, con qualche variazione tematica, questo è il tenore di una serie di commenti e proteste e contestazioni all’iniziativa di centinaia di sindaci che – in maniera anche decisamente inedita – si sono appellati a Draghi perché ritiri le sue dimissioni.

Il sindaco Lo Russo, che è stato tra i promotori di questa cosa, ieri sera era peraltro in piazza, a un presidio di sostegno (?) a Draghi – quasi non fosse lui che ha rassegnato le dimissioni, ma qualcuno l’ha cacciato con la forza o la sfiducia. Colpisce, comunque, che parte delle contestazioni arrivino da gente che siede in consiglio addirittura indossa la fascia tricolore: in pratica, viene detto ai primi cittadini firmatari – e si noti: anche molti di centrodestra – di non intromettersi nelle questioni nazionali, di lasciar lavorare il Parlamento – buona, questa – e di non privare i cittadini del diritto al voto, quasi fosse in potere dei sindaci fermare le eventuali nuove elezioni. Beh, se questi pensano che un sindaco o un amministratore locale – ci sono anche governatori di Regioni che si sono spesi per fermare la crisi – non debba immischiarsi delle cose romane, allora sono rimasti molto indietro. I fondi che arrivano o non arrivano da Roma, i progetti per cui serve il via libera dai Palazzi, le grandi opere decise in Parlamento che però poi impattano sul territorio e lasciano i sindaci a vedersela con il malcontento, le politiche della sanità o della scuola, che riguardano tutti. Quindi, niente di sbagliato se i sindaci si preoccupano che, in un domani, possa non esserci più il denaro per pulire quell’aiuola. A quel punto, di chi sarà la colpa?

andrea.monticone@cronacaqui.it

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