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Economia
IL CASO

Il governo ai vertici Stellantis: «Vogliamo la gigafactory qui»

L’azienda annuncia nuovi investimenti su Melfi ma non svela i piani sulle batterie

Alla fine dell’incontro tra vertici europei di Stellantis, sindacati e governo, le notizie sono due. La prima è che i primi interventi in Italia del nuovo colosso saranno a Melfi, dove ci sarà il lancio di 4 nuove vetture multibrand elettrificate a partire dal 2024. L’azienda ha avanzato una proposta di riorganizzazione dello stabilimento che passerebbe da due ad una linea potenziata riutilizzando gran parte dell’altra linea produttiva. La capacità teorica sarebbe di 400 mila vetture l’anno con una linea di assemblaggio delle batterie con una organizzazione del lavoro a 19 turni e mezzo. La seconda notizia è che il governo, rappresentato dal ministro allo Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, e dal suo vice, il piemontese Gilberto Pichetto, finalmente alza se non la voce quantomeno un dito, per dire al gigante nato dalla fusione tra Fca e Peugeot che la gigafactory delle batterie in Italia è una «condizione essenziale». Stellantis, però, dal canto suo nicchia. Sul punto, per ora non si esprime. Anche perché a reggere il pallino del gioco, in fondo, è lei.

Stellantis ha già fatto sapere che aprirà due mega stabilimenti in Francia e Germania. E l’aver annunciato che ce ne sarà un terzo, senza però dire in quale Paese, è stato un po’ come lanciare un’asta tra i governi europei. Con la Spagna che non si è lasciata sfuggire l’occasione di dirsi pronta a sostenere il progetto con importanti investimenti. E qui entra in gioco il governo. Che per il momento, se non altro, ha avuto il merito di assumersi la responsabilità di una trattativa che va avanti da mesi e che ieri, per la prima volta, ha messo di fronte all’azienda anche i sindacati. Fca – va ricordato – ha ricevuto 6,3 miliardi garantiti all’80% dallo Stato; si è impegnata a effettuare 5,2 miliardi di investimenti nel nostro paese; il governo, dal canto suo, ha già detto di essere disposto a mettere sul piatto almeno 600 milioni per la realizzazione della Gigafactory. Ma questi soldi – come ha riferito il Sole 24 Ore – potrebbero lievitare fino ad arrivare a 1,8 miliardi.

Di cifre, che alla fine sono il vero oggetto della trattativa, pare che ieri non si sia parlato. Ma tutti i partecipanti hanno sottolineato come si sia trattato di un primo importante vertice. Al quale dunque dovrebbero seguirne altri. «È bene – commenta Giorgio Airaudo, segretario generale della Fiom Piemonte – che il governo abbia avviato un confronto con Stellantis, sarebbe meglio avere un quadro complessivo dell’impegno dell’azienda per tutti gli stabilimenti italiani e non discutere fabbrica per fabbrica». E poi:

«Si è discusso solo di Melfi, a noi interessa parlare anche di Stellantis Mirafiori e di Maserati Grugliasco in termini di opportunità e non di ridimensionamento. A Torino servono volumi e, se ci sarà una gigafactory in Italia, Mirafiori si candida a ospitarla. Portarla a Torino non è scontato, serve l’impegno di tutto il territorio, istituzioni, sindacato, sistema dell’impresa e la volontà della presidenza di Stellantis».

«Noi – affermano Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, e Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm responsabile del settore auto – chiediamo precise garanzie non solo per i lavoratori di Melfi, ma per tutti i lavoratori italiani. Vogliamo un grande patto con Stellantis, che escluda esplicitamente la possibilità di chiusure e di licenziamenti, che sostenga il reddito dei lavoratori e che dia missioni produttive a tutti gli stabilimenti di montaggio e di motori, nonché ai numerosi enti di ricerca e di staff». Per il governo, commenta Gilberto Pichetto: «È positivo che Stellantis abbia confermato il ruolo chiave dell’Italia, Nel corso del confronto che si è svolto in un clima positivo – prosegue – è stato inoltre sottolineato come la presenza della Gigafactory in Italia sia un aspetto fondamentale per il governo, anche se non è stato oggetto del confronto il luogo di insediamento». Torino, per ora, può soltanto continuare a sperare.

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