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Il giochetto

Sono stufo di sentire che il Presidente della Repubblica dev’essere “rappresentativo di tutti gli italiani”. Se per rappresentativo s’intende ‘corrispondente alla volontà’ basta già il metodo di elezione. Il Presidente viene scelto da un numero prefissato di ‘grandi elettori’ che a loro volta sono stati scelti da tutti gli italiani nelle urne. Se invece s’intende “uno che abbia le qualità comuni a tutti gli italiani”, ci si arena. L’unica cosa che hanno in comune gli uomini è sono gli organi anatomici. La differenza sta nel pensiero. Ed è lì che si capisce quanto conti nella richiesta di ‘alta rappresentatività’ la ricerca di un egualitarismo negato dalla natura, la voglia di un pensiero unico orwelliano già avvertibile nell’occidente Dem e comunque caratteristico di tutti i regimi autoritari. Invece no, non siamo e non vogliamo essere tutti uguali nelle opinioni. È proprio per poterne rappresentare il più possibile che in democrazia sono nati i Parlamenti, nei quali convivono e si discutono i pensieri più diversi e distanti. Come potrebbe il Presidente della Repubblica accontentare tutti? Oltretutto le sue funzioni, essenzialmente formali (cioè rappresentative solo a livello protocollare), non lo esigono nemmeno. E allora come mai tutti dicono di volerlo ‘equidistante? Perché impedisca gli sbandamenti Palamareschi delle toghe? No. Quelli piacciono. È perché lo vogliono complice, o almeno non ostile nell’unico suo momento squisitamente politico: mandare i cittadini al voto anticipato. E lì che l’equidistante diventa divisivo. Lo abbiamo visto fare più volte negli ultimi decenni, sempre a favore della sinistra. Che vorrebbe continuare il giochetto.

collino@cronacaqui.it

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