Mina
Cronaca
IL FATTO

Il giallo della mina gettata tra i rifiuti e delle telecamere rubate poco prima

L’ordigno trovato in un centro di conferimento da cui era sparito l’impianto di videosorveglianza

“Mina antiuomo ad azione estesa”: la scritta non potrebbe essere più chiara, seguita dal marchio. Eppure sabato scorso quell’ordigno è arrivato al centro di conferimento rifiuti di via Carmagnola, a Poirino. Dove qualche giorno prima erano state rubate le telecamere: è soltanto una inquietante coincidenza? È uno dei tanti punti interrogativi di una vicenda ancora tutta da chiarire: fra le certezze c’è che un operatore del centro ha trovato la mina sopra una griglia, in mezzo al cassone dei rifiuti ferrosi. Ha subito chiamato aiuto e sono accorsi sia i vigili che i carabinieri. I quali hanno poi richiesto l’intervento degli artificieri per mettere in sicurezza l’ordigno ed eventualmente farlo brillare altrove.

Ma sono arrivati a Poirino soltanto mercoledì e al momento il centro risulta ancora chiuso. Quindi resta in vigore l’ordinanza emessa sabato dalla sindaca Angelita Mollo, che ha imposto la chiusura del centro e il divieto di accesso all’area dove si trovava la mina. Di conseguenza i poirinesi si devono tenere in casa i rifiuti ingombranti che solitamente portano in via Carmagnola. Ora i carabinieri indagano per risalire a chi ha abbandonato l’ordigno: rischia una denuncia per interruzione di pubblico servizio e detenzione di materiale esplodente. Un aiuto potrebbe arrivare dal registro dei conferimenti: chi arriva in via Carmagnola, viene registrato e può essere rintracciato.

Invece non si può ottenere nulla dalle telecamere di videosorveglianza, che erano state rubate qualche giorno prima: i due fatti sono collegati o si tratta solo di una coincidenza? «Voglio augurarmi che l’ordigno sia stato gettato in maniera inconsapevole da qualcuno che non sapeva di cosa si trattasse» considera Mollo. Sembra difficile che sia andata così: la scritta “Mina antiuomo” non lascia spazio a interpretazioni. E l’aggiunta “Valmara 59” permette anche di risalire alle caratteristiche della bomba: è una “mina saltante” prodotta dall’azienda italiana Valsella, attiva dal 1969 al 2005. Quando esplode, si proietta verso l’alto e può essere letale fino a 25 metri di distanza.

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