pol pot
Amarcord
13 MAGGIO 1976

Il genocidio del regime Pol Pot: in 4 anni due milioni di morti

Le riforme comuniste del dittatore devastarono la Cambogia

Lo hanno chiamato in modo diverso, il mito comunista. Per i romantici sognatori di inizio Novecento era il “sol dell’Avvenire”; per i cinesi, molto più pragmatici, era il «grande balzo in avanti». I cambogiani, per non essere da meno dei loro colleghi di Pechino, ribattezzarono il loro modello di comunismo «super grande balzo in avanti». Ma se il “sol dell’avvenire” era costato milioni di morti, ammazzati nel gelo dell’inverno russo dai bolscevichi, infilzati dai contadini ribelli in Spagna o nelle «regioni rosse» italiane, il comunismo di modello asiatico dimostrò di essere ben peggio, almeno per quanto riguarda la triste conta al pallottoliere dei morti. Si prenda il caso di Saloth Sar, alias Pol Pot, dittatore della Cambogia. Il paese, prima dell’arrivo di Pol Pot, aveva circa sei milioni di abitanti. Dopo Pol Pot la metà erano finiti sotto terra.

I comunisti cambogiani riuscirono in pochissimi anni, tra il 1975 e il 1979, a mettere in atto un vero e proprio auto-genocidio. Una follia lucida, della quale restano milioni di scheletri e di teschi che ancora oggi sono conservati a monito delle future generazioni. Poco noto è che Pol Pot studiò in Francia, diventando un brillante studente che partecipava alle lezioni di filosofia in università: segnò sul suo taccuino da studente tutte le dottrine che poi mise in pratica anni dopo, a partire dal 13 maggio 1976, quando divenne primo ministro di Cambogia, varando da quel giorno delle radicali riforme comuniste che devastarono il paese. Tutti i partiti vennero messi all’opposizione: unico partito consentito era il partito rivoluzionario Khmer.

Il regime durò appena quattro anni, dal 1975 al 1979, ma ebbe effetti terrificanti: circa un terzo o addirittura metà della popolazione cambogiana fu ammazzata dalla follia ideologica. Pol Pot arrivò ad ordinare l’eliminazione delle persone con gli occhiali, perché voleva dire che erano intellettuali e potenzialmente servi dei nemici occidentali. Altri morti furono provocati dalla carestia, che fiaccò il paese grazie al mitico «super grande balzo in avanti»: eppure, il tentativo era quello di salvaguardare proprio l’agricoltura. Tutto fu vietato: vietati gli occhiali, vietata la medicina, vietate le professioni liberali e naturalmente liberata la proprietà privata. Le voci di quanto avveniva in Cambogia si diffusero nel mondo, ma come spesso accade nella storia nessuno intervenne. Erano gli anni della guerra del Vietnam e nessuno voleva iniziare una nuova guerra. Anzi, per un certo periodo Pol Pot fu addirittura impegnato in operazioni di guerriglia contro il Vietnam, il quale alla fine invase la Cambogia. Gli khmer tennero in scacco le forze vietnamite e il governo fantoccio della Cambogia fino al 1996. Il 15 aprile 1998 i suoi seguaci decisero di consegnarlo ai governativi: in quello stesso giorno, guarda caso, Pol Pot morì. Nessuno pagò per il genocidio cambogiano.

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